Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte.
PRIMA LETTURA: Fil 3,3-8a
Queste cose, che per me erano guadagni, io le ho considerate una perdita a motivo di Cristo.
SALMO: (Sal 104)
Gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
«In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Lc 15,1-10.
Oggi, l’evangelista della misericordia di Dio ci presenta due parabole di Gesù che mettono in rilievo la condotta divina verso i peccatori che ritornano sul buon cammino. Con l’immagine così umana dell’allegria ci svela la bontà di Dio che si compiace del ritorno di chi si era allontanato dal peccato. È come far ritorno alla casa del Padre (come dirà più esplicitamente in Lc 15,11-32. Il Signore non venne a condannare il mondo, ma a salvarlo (cf. Gv 3,17), e lo fece accogliendo i peccatori che con piena fiducia «si avvicinavano a Gesù per ascoltarLo» giacché Lui curava loro l’anima come un medico cura il corpo degli ammalati (cf. Mt 9,12). I farisei si consideravano buoni e non sentivano il bisogno del medico, ed è per loro –dice l’evangelista- che Gesù propose le parabole che oggi leggiamo.
Se noi ci sentiamo spiritualmente ammalati, Gesù ci assisterà e si rallegrerà per essere ricorsi a Lui. Se, invece, come gli orgogliosi farisei, credessimo di non aver bisogno di chiedere perdono, il Medico divino non potrebbe attuare in noi.
E quanto dobbiamo esserGli riconoscenti del suo perdono! Quanta gratitudine dobbiamo avere pure del sacramento della riconciliazione che ha messo a portata di mano così compassionevolmente! Che la superbia non ce lo faccia disdegnare.
La prima parte di questo episodio sembra preludere ad un messaggio di Gesù rivolto ai “pubblicani e peccatori” e ai “farisei”. Ma la reazione di questi ultimi offre lo spunto a Gesù per tre parabole molto importanti, che parlano soprattutto ai suoi seguaci, tra i quali speriamo di essere anche noi: la pecorella smarrita, la moneta smarrita e il padre misericordioso.
Qui leggiamo solo le prime due, ma tutt’e tre nell’epilogo hanno in comune un aspetto che, per quanto ben evidenziato dalla narrazione di Luca, rischia di passare in secondo piano rispetto alla conclusione sostanzialmente felice delle tre vicende.
Si tratta dell’invito alla festosa condivisione della gioia del ritrovamento rivolto agli amici e ai vicini. Ritrovamento che, da fatto personale, diventa così fatto sociale vero e proprio. Ciò vuol dire che la nostra vita, ed in particolare quella spirituale della quale le tre parabole sono metafora, non riguarda solo noi, ma anche gli altri, così come anche la vita degli altri, di tutti gli altri, riguarda noi.
È una relazione di solidarietà che non dovremmo mai dimenticare e che ci lega anche con le creature celesti (“… vi sarà gioia nel cielo, … gioia davanti agli angeli di Dio, per un solo peccatore che si converte”). A me sembra proprio una manifestazione di quella comunione dei santi che menzioniamo recitando il Credo.