Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato.
PRIMA LETTURA: 1Cor 15,1-11
Così predichiamo e così avete creduto.
SALMO: (Sal 117)
Rendete grazie al Signore perché è buono.
Oppure:
Alleluia, alleluia, alleluia.
Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».
Lc 7,36-50.
Nel brano di ieri Gesù veniva definito mangione e beone. Chi lo accusava non capiva l’importanza della tavola: convivialità che crea, spesso, le condizioni per conoscersi e dialogare. Gli stessi accusatori gli rimproveravano la frequentazione di pubblicani e peccatori: loro si consideravano i puri che rifiutavano ogni contatto con chi non lo era. E il Maestro di Nazaret, ebreo a tutto tondo, infrangeva queste regole.
La pericope di oggi disegna un quadro che permette ai lettori di oggi e ai presenti alla scena di ieri di percepire fino in fondo il messaggio di amore e di misericordia del Figlio di Dio.
Gesù non si sottrae all’abitudine di condividere la tavola, anche se l’invito proviene addirittura da un fariseo, il quale qualifica il Galileo con Maestro. Non solo, il testo ci aiuta a capire che quel fariseo, pur scandalizzato, dialoga con il Salvatore che coglie l’occasione per consegnarci due passaggi molto importanti.
Nella stanza entra una donna. Il contesto e le parole utilizzate da Luca permettono di identificarla come prostituta. Una grande peccatrice, quindi. Forse fatta entrare da altri per mettere alla prova l’Emmanuele. Forse lei, protagonista muta, stanca della vita che conduceva, desiderava altro e lo mostrava con gesti a lei familiari. Gesù non parla, non impedisce, lascia fare.
Ovviamente il fariseo e i presenti rimangono scandalizzati perché era impossibile non sapesse che la donna era una peccatrice e che, nella sostanza, lo rendeva impuro. Nelle parole di Gesù troviamo il secondo grande passaggio: un confronto tra il fariseo e la peccatrice. Tra chi parla, conosce la Parola, sicuramente la ama interpretandola non come il Padre misericordioso vorrebbe, che prega continuamente. Chi tace e probabilmente non ha studiato la Parola, forse non prega, ma opera, agisce, mostra l’amore per chi non sa come definirlo.
Il primo non è un peccatore, ma è incapace di comprendere l’insegnamento di Gesù. La seconda è una peccatrice alla quale però sono perdonati i peccati.
Quindi, oggi, il Vangelo ci invita a stare attenti al perdono che il Signore ci offre: «I tuoi peccati ti sono perdonati» (Lc 7,48). È necessario che i cristiani ricordino due cose:
- che bisogna perdonare senza giudicare la persona e
- che si deve amare molto perché si è stato perdonato gratuitamente da Dio.
C’è una specie di doppia azione: il perdono ricevuto e il perdono che dobbiamo concedere impregnato d’amore.
«Quando qualcuno vi offende, non scaricate la colpa sull’offensore, ma, tutt’al più, sul demonio che lo spinge ad offendere, e scaricate allora sul demonio la vostra ira; abbiate, invece, compassione dell’infelice che agisce sotto l’influenza del diavolo» (san Giovanni Crisostomo). Non si deve giudicare la persona, ma condannare l’atto riprovevole. La persona è oggetto continuo dell’amore del Signore, le azioni, invece, sono ciò che ci allontanano da Dio. Noi, dunque, dobbiamo essere sempre disposti a perdonare, ad accogliere e amare la persona, ma decisi ad allontanare quegli atti contrari all’amore di Dio.
«Chi pecca lesiona l’onore di Dio e il suo amore, la sua stessa dignità di uomo chiamato a essere figlio di Dio e il bene spirituale della Chiesa, della quale ogni cristiano deve essere pietra viva» (Catechismo della Chiesa, n. 1487). Per mezzo del sacramento della Penitenza la persona ha la possibilità e l’opportunità di rifare la sua relazione verso Dio e verso tutta la Chiesa. La risposta al perdono ricevuto non può essere altra che l’amore. Il ricupero della grazia e la riconciliazione deve condurci ad amare con un amore divinizzato. Siamo chiamati ad amare come Dio ama. Domandiamoci, specialmente oggi, se ci rendiamo conto della grandezza del perdono di Dio, se siamo tra quelli che amano le persone e lottano contro il peccato e, infine, se ci accostiamo fiduciosamente al Sacramento della Riconciliazione. Tutto ci è possibile con l’aiuto di Dio. Che la nostra umile preghiera ci aiuti.