Tenetevi pronti.
PRIMA LETTURA: 1Cor 1,1-9
In Cristo siete stati arricchiti di tutti i doni.
SALMO: (Sal 144)
Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.
«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.
Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni.
Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».
Mt 24,42-51.
Oggi, il testo evangelico ci parla dell’incertezza del momento in cui verrà il Signore: «non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà» (Mt 24,42). Se vogliamo che ci trovi svegli al momento del suo arrivo, non possiamo distrarci né addormentarci: bisogna essere sempre preparati. Gesù ci da molti esempi di questa attenzione: quello che vigila caso mai venisse un ladro, il servo che vuole compiacere il padrone… Forse oggi ci parlerebbe di un portiere di calcio che non sa né quando né come gli arriverà il pallone…
Ma, forse, dovremmo prima chiarire di quale venuta ci si parla.
Si tratta dell’ora della morte?
Si tratta della fine del mondo?
Certamente, sono venute del Signore che Lui ha lasciato volutamente nella incertezza per suscitare in noi
un’attenzione costante. Ma, facendo un calcolo di probabilità, forse nessuno della nostra generazione sarà testimone di un cataclisma universale che metta fine all’esistenza della vita umana in questo pianeta. E, su quello che riguarda la morte, questa solamente succederà una volta e basta. Mentre ciò non accade, non ci sarà nessun’altra venuta più vicina di fronte alla quale converrà essere sempre preparati?
Ci sono in questa pericope evangelica due analogie che il Signore fa per farci comprendere che cosa significa essere fedeli a lui e che cosa significa utilizzare il tempo che ci viene donato per concretizzare questa fedeltà.
- La prima immagine è quella di un padrone di casa che si pone in atteggiamento di veglia e così non si lascia scassinare la casa.
Il padrone di casa invece che dorme e non sa giustamente a che ora viene il ladro, si espone a lasciarsi rubare in casa. Quindi una prima condizione per essere fedeli al Signore è quella di vegliare, cioè avere gli occhi aperti, vivere con tutto se stessi la realtà e il tempo che ci viene donato. Chi dorme è colui che ha anestetizzato la propria dimensione spirituale della vita e si è esposto alla mondanità.
- La seconda immagine ci viene presentata con il servo fedele o infedele.
Anche qui il servo infedele viene paragonato agli ipocriti. Chi sono gli ipocriti? coloro che si mettono delle maschere, coloro che non sono nella verità di sé stessi. Coloro che sono cristiani di facciata ma in fin dei conti non hanno mai incontrato il vero Dio. E questo lo si vede dai loro comportamenti arroganti, violenti, intolleranti, egoisti, autosufficienti… e non ultimi razzisti.
La sorte di questi infedeli non è la vita eterna evidentemente come Gesù dice ma è una condizione di eterna sofferenza: stridore di denti e pianto sta a significare coloro che si strappano i capelli per l’occasione perduta, per il rimorso che hanno dentro per aver fallito la loro vita per colpa loro, per un uso scorretto della loro libertà.
Ogni giorno, ogni ora, in ogni istante il Signore è vicino alla nostra vita. Attraverso le ispirazioni interne, attraverso le persone che ci circondano, i fatti che vanno succedendosi, il Signore bussa alla nostra porta e, come dice l’Apocalissi: «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,20).
Che il Signore ci doni attraverso queste due immagini, il senso profondo della fedeltà a lui che consiste nell’essere svegli e cioè operativi nella carità disponendo del nostro tempo per metterci a disposizione del Regno. Dormire o essere svegli nella vita spirituale corrisponde ad essere infedeli o fedeli.