Convertitevi e credete nel Vangelo.
PRIMA LETTURA: Eb 1,1-6
Dio ha parlato a noi per mezzo del Figlio.
SALMO: (Sal 96)
Adoriamo il Signore insieme ai suoi angeli.
«Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui».
Mc 1,14-20.
L’odierno brano evangelico di Marco è parzialmente parallelo a quello di Matteo che abbiamo letto e meditato lo scorso 7 gennaio. In entrambi si registra l’arresto del Battista e l’inizio della missione di Gesù. Oggi tuttavia leggiamo un seguito diverso, un passaggio cruciale, ovvero la chiamata dei primi discepoli.
L’immediatezza della risposta delle due coppie di fratelli, tutti pescatori sul “mare di Galilea”, non può non sorprenderci; in fondo siamo all’inizio della missione di Gesù e la discesa dello Spirito Santo è ancora lontana. Probabilmente, come si capisce dal racconto di Giovanni meditato il 4 gennaio, Pietro e gli altri tre già dovevano conoscere qualcosa di quel singolare Rabbì.
Il punto è che una sola e superficiale conoscenza non è sufficiente; anche noi sappiamo chi è Gesù, ma siamo in grado rispondere in modo così pronto e deciso ad una sua chiamata? Di gettare la rete soltanto sulla base della sua parola? Ci pare evidente che se non c’è incontro personale tutto può scivolar via presto.
A Simon Pietro e agli altri pescatori Gesù chiede di lasciare il lavoro per affrontare una nuova avventura dai contorni sì incerti, ma che sarà la più importante di tutta la storia dell’umanità, almeno per i credenti. È probabile che a noi tocchi un compito un tantino meno gravoso…
Tuttavia, il timore di dover lasciare indietro qualcosa, anche solo momentaneamente, a volte è così grande da farci opporre una resistenza altrettanto grande. Chiediamo a Dio la grazia di essere sempre pronti a fare la sua volontà. Lui la sa lunga, conosce bene le nostre forze, i nostri limiti, i doveri cui già siamo chiamati.
Ma cerchiamo anche di corrispondere a questa grazia con l’ascolto e la meditazione della sua Parola, con l’assiduità ai sacramenti e, certo non ultimo, con l’aiuto di una guida spirituale.
Il Vangelo ci invita alla conversione. «Convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,15). Convertirsi, a che cosa? Forse sarebbe meglio dire: a chi? A Cristo! Così l’indicò Lui: «Chi ama padre e madre più di me, non è degno di me» (Mt 10,37). Convertirsi significa accogliere riconoscenti il dono della fede e renderlo operativo mediante la carità. Convertirsi vuol dire riconoscere Cristo quale unico signore e re dei nostri cuori, dei quali può disporre. Convertirsi implica scoprire Cristo in tutti gli avvenimenti della storia umana, anche della nostra storia personale, coscienti che Lui è l’origine, centro e fine di tutta la storia, e che per Lui tutto è stato redento, e in Lui raggiunge la sua pienezza. Convertirsi suppone vivere di speranza perché Lui ha vinto il peccato, il maligno e la morte, e l’Eucaristia ne è la garanzia.
Convertirsi comporta amare Nostro Signore al di sopra di tutto, qui sulla terra, con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra anima e con tutte le nostre forze. Convertirsi presuppone consegnarGli la nostra intelligenza e la nostra volontà, in modo tale che la nostra condotta faccia reale il motto episcopale del Santo Padre, Giovanni Paolo ll, `Totus tuus´cioè `Tutto tuo´, o mio Dio! e tutto è: tempo, qualità, beni, illusioni, progetti, salute, famiglia, lavoro, ristoro, tutto. Convertirsi richiede, allora, amare la volontà di Dio in Cristo, al di sopra di tutto e godere riconoscenti, di tutto ciò che avviene da parte di Dio, includendo contraddizioni, umiliazioni, malattie, e scoprirle quali tesori che ci consentono di esprimere più pienamente il nostro amore verso Dio! se Tu lo vuoi così, così lo voglio anch’io!´
Convertirsi esige, così, come per gli apostoli Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni, lasciare «immediatamente le reti e seguire Lui» (Cf. Mc 1,18), all’ascoltare la Sua voce. Convertirsi, è che Cristo lo sia tutto in noi.