Convertitevi e credete al Vangelo.

PRIMA LETTURA: 1Sam 1,1-8

La sua rivale affliggeva Anna perché il Signore aveva reso sterile il suo grembo.

SALMO: (Sal 115)

A te, Signore, offrirò un sacrificio di ringraziamento.

«Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui».

Mc 1,14-20

Dopo il tempo di Natale, la liturgia ci invita a una lettura continuata del vangelo di Marco. Il testo marciano, a differenza del vangelo di Giovanni, che abbiamo ascoltato e meditato qualche giorno fa, ci suggerisce altri modi attraverso i quali avviene la chiamata dei primi discepoli. Soprattutto colloca queste chiamate all’interno dell’annuncio centrale di Gesù: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Convertirsi, a che cosa? Forse sarebbe meglio dire: a chi? A Cristo! Così l’indicò Lui: «Chi ama padre e madre più di me, non è degno di me» (Mt 10,37).

Convertirsi significa accogliere riconoscenti il dono della fede e renderlo operativo mediante la carità. Convertirsi vuol dire riconoscere Cristo quale unico signore e re dei nostri cuori, dei quali può disporre. Convertirsi implica scoprire Cristo in tutti gli avvenimenti della storia umana, anche della nostra storia personale, coscienti che Lui è l’origine, centro e fine di tutta la storia, e che per Lui tutto è stato redento, e in Lui raggiunge la sua pienezza. Convertirsi suppone vivere di speranza perché Lui ha vinto il peccato, il maligno e la morte, e l’Eucaristia ne è la garanzia.

Convertirsi comporta amare Nostro Signore al di sopra di tutto, qui sulla terra, con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra anima e con tutte le nostre forze. Convertirsi presuppone consegnarGli la nostra intelligenza e la nostra volontà, in modo tale che la nostra condotta faccia reale il motto episcopale del Santo Padre, Giovanni Paolo ll, `Totus tuus´cioè `Tutto tuo´, o mio Dio! e tutto è: tempo, qualità, beni, illusioni, progetti, salute, famiglia, lavoro, ristoro, tutto. Convertirsi richiede, allora, amare la volontà di Dio in Cristo, al di sopra di tutto e godere riconoscenti, di tutto ciò che avviene da parte di Dio, includendo contraddizioni, umiliazioni, malattie, e scoprirle quali tesori che ci consentono di esprimere più pienamente il nostro amore verso Dio! `se Tu lo vuoi così, così lo voglio anch’io! ´

Convertirsi esige, così, come per gli apostoli Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni, lasciare «immediatamente le reti e seguire Lui» (Cf. Mc 1,18), all’ascoltare la Sua voce. Convertirsi, è che Cristo lo sia tutto in noi.

La conversione allora non è solo un passare dal peccato a una vita buona, ma davvero è un invito a un cambio di mentalità: essere consapevoli di vivere in una prospettiva diversa. Ciò che facciamo qui e ora, nel nostro tempo, in questo mondo, che spesso ci inquieta, costruisce il Regno e ha valore di eternità. Rimarrà come significato della nostra vita, come amore che rimane, perché la fede e la speranza passeranno ma la carità rimarrà sempre.

Nel vangelo più antico, quello di Marco appunto, questo annuncio è centrale anche se noi talvolta lo sottovalutiamo. Con Gesù al tempo è impressa una svolta, ha inizio il tempo escatologico. Il Regno di Dio, atteso e invocato, inizia a manifestarsi, non è ancora la sua pienezza, ma la sua presenza ha inizio in mezzo a noi. Possiamo dire che ha inizio l’eternità. È compiuto, infatti, il tempo dell’attesa, ora le promesse di Dio si stanno realizzando, progressivamente, silenziosamente, ma realmente.

Seguire Gesù, come hanno fatto i primi discepoli che incontriamo nel vangelo di Marco, ci testimoniano che questo passaggio è possibile e che il Regno può dare senso e gioia a tutta la vita.