Sono venuto a portare non pace, ma spada.

PRIMA LETTURA: Is 1,10-17

Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni.

SALMO: (Sal 49)

A chi cammina per la retta via mostrerò la salvezza di Dio.

«In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:

«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.

Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.

Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.

Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.

Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.

Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città».

Mt 10,34-11,1

La Spada portata da Nostro Signore è la sua parola, una parola che divide il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, il vero dalla menzogna. Il nostro cuore, intriso di compromessi, non può rimanere in pace di fronte alla spada di Cristo. Siamo sempre chiamati a una battaglia interiore, una battaglia che si combatte fra la pacifica convivenza con il peccato e la conversione del cuore.

Essere cristiani non può essere un pacifico vivacchiare, galleggiando fra qualche opera buona, una certa frequentazione della Chiesa, un buonismo di facciata e una sostanziale accondiscendenza verso la menzogna che il pensiero mondano ci propina continuamente.

Perché in fondo siamo davvero sicuri di non amare la nostra vita fatta di comodità e talvolta di meschinità più di quanto amiamo il Signore? Che cosa saremmo disposti a rinunciare per amore di Cristo? Quali croci saremmo in grado di accettare per amore della Sua Verità? Spesso non siamo in grado di prendere posizione o di dire una sola parola di verità per paura di perdere qualcosa, di perdere un goccio della nostra comodità e reputazione.

La Parola di Dio, infatti, come una “spada”, penetra sin nelle giunture più profonde di ciascuno di noi, per separare, dividere, vagliare, illuminare e fare verità. Soprattutto, per strappare l’uomo dal dominio della carne e delle passioni, del peccato e della morte.

Oggi, Gesù ci offre una miscela esplosiva di raccomandazioni; è come uno di quei banchetti di moda dove i piatti sono piccole “razioni” da assaggiare. Si tratta di consigli profondi e duri da digerire, destinati ai suoi discepoli nel bel mezzo di un processo di formazione e preparazione missionaria (cf. Mt 11,1). Per degustarli, dobbiamo contemplare il testo in gruppi separati.

Gesù incomincia facendo conoscere l’effetto del suo insegnamento. Oltre agli effetti positivi, evidenti nella azione del Signore, il Vangelo evoca i contrattempi e gli effetti secondari della sua predicazione: «i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa» (Mt 10,36). Questo è il paradosso di vivere nella fede: la possibilità di affrontarsi gli uni contro gli altri, compresi quelli più vicini a noi, quando non capiamo chi é Gesù, il Signore, e non lo capiamo come il Maestro della comunione.

In un secondo momento, Gesù ci chiede di occupare il massimo grado nella scala dell’amore: «chi ama padre o madre più di me…» (Mt 10,37), «chi ama figlio o figlia più di me…» (Mt 10,37). Così, ci propone di lasciarci accompagnare da Lui come in presenza di Dio, poiché «chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato» (Mt 10,40). L’effetto di vivere accompagnati dal Signore, accolto nella nostra casa, è godere della ricompensa dei profeti e dei giusti, perché abbiamo ricevuto a un profeta e un giusto.

La raccomandazione del Maestro finisce per dar valore ai piccoli gesti di aiuto e di appoggio per chi vive nella compagnia del Signore, ai suoi discepoli, che siamo tutti i cristiani. «E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo…» (Mt 10,42). Da questo consiglio nasce una responsabilità: riguardo al prossimo, dobbiamo essere coscienti del fatto che chi vive con il Signore, chiunque essi sia, deve essere trattato come tratteremmo il Signore. Dice San Giovanni Crisostomo: «se l’amore fosse sparso dappertutto, nascerebbero da lui un’infinità di beni».

Nostro Signore ci invita anche ad accogliere i suoi discepoli, i piccoli, gli umili. Accogliamo quindi i nostri fratelli in Cristo, diamo conforto ai giusti, soprattutto a quelli che soffrono e sono nella tribolazione a causa del Vangelo. Accogliendo i giusti, i profeti, i discepoli di Cristo, sarà come accogliere Nostro Signore, per noi ci sarà il premio della gioia della comunione fraterna e della crescita nella fede.