Io vi dico di non opporvi al malvagio.

PRIMA LETTURA: 1Re 21,1b-16

Nabot venne lapidato e morì.

SALMO: (Sal 5)

Sii attento, Signore, al mio lamento.

Oppure:

Ascolta, Signore, il povero che ti invoca.

«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pòrgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.

E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.

Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

Mt 5,38-42

Tramite i brani del Vangelo di questi giorni assistiamo alla predicazione di Gesù, seguendolo come hanno fatto i discepoli. Con parabole e discorsi, Gesù sta mettendo in luce la strada da seguire e i comportamenti da evitare, a volte additando esplicitamente coloro che danno il cattivo esempio. Come sempre in questi casi, è molto facile cadere nella tentazione di non sentirci chiamati in causa.

In questo brano vediamo però apparire in scena una persona che ci assomiglia molto. Come noi, anch’egli vuole seguire l’insegnamento di Gesù, perché è interessato alla vita eterna. Come noi, anche questa persona osserva i comandamenti e tiene la parola del Signore vicina al cuore. Quindi, cosa manca a questa persona? Le parole di Gesù lo mettono in luce: per ottenere davvero la vita eterna questo giovane uomo deve lasciare tutto quello che ha e seguire il Signore.

La frase successiva al passo che abbiamo letto ci aiuta a capire: “Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze”. Questa persona che pensa di aver fatto tutto il possibile per essere buono, che arriva fino a interpellare Gesù personalmente riguardo i passi da seguire per ottenere la vita eterna, se ne va perché non riesce a liberarsi da ciò che possiede. E se ne va triste, rinunciando alla gioia.

E quindi anche noi dobbiamo prestare attenzione a quello che possediamo. Non solo in termini di denaro ma anche in termini di esperienze, soddisfazioni, persone, affetti, ricordi. Perché Dio ci chiama a riconoscere ciò che veramente fa parte della sua chiamata e a rinunciare a tutto il resto. Fidandoci di lui nonostante la paura di rimanere nudi.

Come Abramo chiamato ad immolare il suo unico figlio Isacco, lo stesso che Dio gli aveva promesso a lungo, così anche noi siamo chiamati ogni giorno a salire sul monte dell’olocausto e sacrificare quello che abbiamo, nella fiducia e nella gioia che seguire il Signore è tutto ciò di cui abbiamo bisogno.

La cosiddetta «legge del taglione» aveva un intento contenitivo del male. La giustizia incarnata da Gesù, a cui devono tendere anche i discepoli, non si accontenta di limitare l’ingiustizia ma la combatte per vincerla e sradicarla dal cuore degli uomini.

I rimedi umani, infatti, a volte sono peggiori dei danni causati dall’ingiustizia, soprattutto quelli che si ispirano al principio della vendetta o dell’auto giustizia. Il primo contrasto al male è distinguerlo dal malvagio. Opporsi al male non significa contrapporsi al malvagio.

Gesù non è il propugnatore di un buonismo di bassa lega ma esorta a condannare il male per salvare il malvagio. Distinguere il male da chi lo commette permette di contenere la rabbia per l’ingiustizia subita e di incanalarla in modo tale che non si trasformi in violenza.

Le immagini e il linguaggio volutamente paradossale e provocatorio vorrebbero sottolineare la necessità di reagire al male con azioni che marcano la discontinuità con le offese perpetrate dai malvagi, le umiliazioni inflitte dai cattivi, le pretese accampate dagli arroganti.

Il contrasto più efficace al male non è la punizione, intesa come giusta condanna per chi si è macchiato di un reato o un peccato, ma è la giustizia che punta ad interrompere la spirale di male innescata dall’ingiustizia e a trasformarla in un circolo virtuoso grazie al quale il virus del male è sconfitto e il bene diventa virale.