Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!
PRIMA LETTURA: Eb 6,10-20
La speranza che ci è proposta è come un’àncora sicura e salda.
SALMO: (Sal 110)
Il Signore si ricorda sempre della sua alleanza.
«In quel tempo, di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe.
I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!».
E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».
Mc 2,23-28.
Dopo le prime guarigioni e la vittoria sui demoni gli schieramenti cominciano a delinearsi. La gente comune sta con Gesù. Magari ci sta perché, insomma, chi può far le cose che fa Lui? E non necessariamente perché Lui è il figlio di Dio, un Dio destinato pure a dare scandalo andando a morire in croce.
Dall’altra parte si stanno organizzando i nemici, scribi e Farisei in prima linea, Sadducei quasi sempre al coperto, ma alla fine molto più temibili. Ieri l’accusa era di non osservare il digiuno ma oggi cominciano ad alzare il tiro.
Violare il sabato è trasgressione molto seria. Quando Gesù stesso afferma che della legge antica non cadrà neppure uno iota, se di quella legge avesse messo in file le norme, pensiamo che quella di santificare le feste non sarebbe certo stata fra le ultime.
Ma Gesù supera la legge antica, la completa, la chiarisce. Dio non ha bisogno che noi onoriamo il suo riposo, ha bisogno che noi riserviamo invece un tempo per nutrirci di Lui e della sua parola, per staccare la testa dal lavoro e dagli interessi (necessità, quest’ultima, ricordata da una Santa Vergine in lacrime a La Salette), per dedicarci ai rapporti umani, alla famiglia e pure a chi ha più bisogno. E pazienza se, per questi che sono gli obiettivi che contano, serve trasgredire qualche regoletta secondaria.
Oggi, come ieri, Gesù se la deve vedere con i farisei, che hanno deformato la Legge di Mosè, conservando le minuzie e dimenticando lo spirito che la conforma. I farisei, infatti, accusano i discepoli di Gesù di contravvenire il sabato (cf. Mc 2,24). D’accordo alla loro casistica opprimente, cogliere spighe corrisponde a “mietere”, e trebbiare significa “battere”: questi lavori di campagna –e una quarantina in più che si potrebbero aggiungere- erano proibiti il sabato, giorno di riposo. Come sappiamo già, i pani dell’offerta dei quali ci parla il Vangelo, erano dodici pani che ogni settimana si disponevano nel tavolo del santuario, come un omaggio delle dodici tribù d’Israele al suo Dio e Signore.
Il comportamento di Abiatàr è lo stesso che oggi ci insegna Gesù: i precetti della Legge che hanno meno importanza devono cedere davanti ai più importanti; un precetto cerimoniale deve cedere davanti a un precetto di legge naturale; il precetto del riposo del sabato non si trova, pertanto, al di sopra delle elementari necessità di sopravvivenza. Il Concilio Vaticano II, ispirandosi nel brano che commentiamo, e per sottolineare che la persona deve stare al di sopra delle questioni economiche e sociali, dice: «L’ordine sociale e il suo conseguente sviluppo, devono subordinarsi in ogni momento al bene della persona, perché l’ordine delle cose deve sommettersi all’ordine delle persone e non al rovescio. Lo stesso Signore, lo avvertì quando disse che il sabato è stato fatto per l’uomo, e non l’uomo per il sabato (cf. Mc 2,27)».
Sant’Agostino ci dice: «Ama e fa quello che vuoi». L’abbiamo capito bene, o ancora l’ossessione per quello che è di secondo ordine affoga l’amore che bisogna mettere in tutto quello che facciamo? Lavorare, perdonare, correggere, andare a messa la domenica, curare gli ammalati, compiere i comandamenti…, lo facciamo perché è un obbligo o per amore a Dio? Speriamo che queste considerazioni ci aiutino a vivificare tutte le nostre opere con l’amore che il Signore ha messo nei nostri cuori, precisamente per potere amare Lui.