Riconobbero Gesù nello spezzare il pane.

PRIMA LETTURA: At 3,1-10

Quello che ho te lo do: nel nome di Gesù, àlzati e cammina!

SALMO: (Sal 104)

Gioisca il cuore di chi cerca il Signore.

Oppure:

Alleluia, alleluia, alleluia.

SEQUENZA

Víctimae pascháli laudes

ímmolent christiáni.

Agnus redémit oves:

Christus ínnocens

Patri reconciliávit peccatóres

Mors et vita

duéllo conflixére mirándo:

dux vitae mórtuus regnat vivus.

Dic nobis, María,

quid vidísti in via?

Sepúlcrum Christi vivéntis:

et glóriam vidi resurgéntis.

Angélicos testes,                        

sudárium et vestes.

Surréxit Christus spes mea:

praecédet suos in Galilaéam.

Scimus Christum

surrexísse a mórtuis vere:

tu nobis, victor Rex,

miserére.

Alla vittima pasquale,

s’innalzi oggi il sacrificio di lode.

L’Agnello ha redento il suo gregge,

l’Innocente ha riconciliato

noi peccatori col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate

in un prodigioso duello.

Il Signore della vita era morto;

ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria:

che hai visto sulla via?».

 «La tomba del Cristo vivente,

la gloria del Cristo risorto,

e gli angeli suoi testimoni,

il sudario e le sue vesti.

Cristo, mia speranza, è risorto:

precede i suoi in Galilea».

Sì, ne siamo certi:

Cristo è davvero risorto.

Tu, Re vittorioso,

abbi pietà di noi.  

«Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana], due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.

Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».

Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.

Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».

Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.».

Lc 24,13-35.

Immaginiamo la scena: due uomini che camminano e ritornano a casa scoraggiati, sconfortati e soprattutto delusi dagli eventi avvenuti a Gerusalemme. Hanno “il volto triste” e speravano che Gesù li avrebbe liberati, ma ciò non è avvenuto, nonostante le donne e alcuni discepoli abbiano testimoniato che il sepolcro è vuoto.

Quante volte aspettiamo un segno proprio in un punto esatto, in un tempo da noi voluto, qualcosa di straordinario che ci liberi e troviamo invece un sepolcro buio e vuoto che non soddisfa le nostre aspettative? Gesù invece sceglie di manifestarsi nella semplicità: si mette a camminare e a discutere con loro, si mette prima in ascolto dei due discepoli e poi cerca di scuoterli parlando loro delle Scritture.

E sempre da un gesto semplice il loro cuore si apre, lo riconobbero dallo spezzare il pane, un’azione apparentemente banale che invece diventa luce. Nell’ordinario, quando meno ce lo aspettiamo, la speranza prende vita, infiamma il nostro cuore e i nostri desideri prendono forma perché illuminati dalla presenza del Signore.

Ciò non è un processo immediato, non c’è nulla di magico, ma è un percorso lento e costante, così come lo è il cammino che fa Gesù con i discepoli fino ad Emmaus: abbiamo prima bisogno di essere ascoltati, di capire cosa custodisce davvero il nostro cuore e di cosa realmente vogliono vedere i nostri occhi; Dio ci ha già ricolmati dei doni dello Spirito Santo, sta a noi capire come metterli a servizio di una vita piena e l’immagine di Gesù che cammina al nostro fianco è l’unica possibile per far sì che ciò avvenga.

«Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?»: lasciamoci accompagnare da questo ardore per far sì che la venuta di Cristo non sia la meta, ma il cammino stesso che ci porta a Lui.

Il Vangelo ci assicura che Gesù è vivo e rimane il centro su cui costruire la comunità dei discepoli. Ed è in questo contesto ecclesiale –nell’incontro comunitario, nel dialogo con i fratelli che condividono la stessa fede, nell’ascolto comunitario della Parola di Dio, nell’ amore condiviso in gesti di fratellanza e di servizio- che i discepoli possono avere l’esperienza dell’incontro con Gesù risorto.

I discepoli carichi di pensieri tristi, non immaginavano che quello sconosciuto fosse infatti il maestro, già risorto. Ma sentivano «bruciare» il cuore (cfr Lc 24,32), quando Egli gli parlava: «spiegando» le Scritture. La luce della Parola dissipava la durezza del loro cuore e «si aprirono loro gli occhi» (Lc 24, 31).

L’icona dei discepoli di Emmaus serve a guidare il lungo cammino dei nostri dubbi, preoccupazioni e delusioni a volte amare. Il divino Viaggiatore resta il nostro compagno per introdurci, con l’interpretazione della Scrittura, nella comprensione dei misteri di Dio. Quando l’incontro diventa pieno, la luce della Parola segue la luce che germoglia dal «Pan di Vita”, con cui Cristo compie in modo supremo la promessa di «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).