Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!
Madre di tutti i viventi.
Oppure:
At 1,12-14
Erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme a Maria, la madre di Gesù.
SALMO: (Sal 86)
Di te si dicono cose gloriose, città di Dio!
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua».
Gv 19,25-34.
Hai mai assistito a un addio definitivo? Non quelli dei film, ma quelli veri, crudi. Gesù sulla croce non pronuncia parole strappalacrime, ma indica una strada: «Ecco tua madre». Non è solo un modo per prendersi cura di Maria.
Ieri abbiamo festeggiato la nascita della Chiesa nel giorno in cui Gesù ha mandato lo Spirito su Maria e i discepoli radunati nel cenacolo. L’inizio del mandato missionario della Chiesa per mezzo delle mani di Maria! Come a dire: lo Spirito ci dà fuoco dentro, ma è Maria che ci insegna ad amare davvero e a mantenere vivo quel fuoco.
Viviamo in un tempo strano. Crediamo di avere tante connessioni vere, ma abbiamo così poche relazioni che quando stiamo male nessuno se ne accorge. È come se ci manca una madre. Una che non risolva tutto, ma che stia, anche solo a guardarci da lontano. Maria sotto la croce non fa prediche. Sta! Non scappa. Non si difende. Sta lì. E questo è rivoluzionario.
Oggi è difficile trovare un ventenne che cerchi una fede fatta di regole. Abbiamo anche adulti così. Tuttavia, sentiamo sempre il bisogno di capire se c’è Qualcuno che ci resti accanto anche quando combiniamo un danno. Maria ti guarda come chi ha già visto tutto e non ti giudica. Ti ama e ti incoraggia a rialzarti. Punto.
Al tempo di Gesù, le madri ebree non avevano un ruolo pubblico forte. Ma Lui la mette al centro. Alla fine del Vangelo, nel momento più buio, c’è una madre e una nascita. Strano, no? Ma è così che Dio lavora: quando sembra finita, Lui comincia.
Come una tela: la croce è l’ordito, Maria è la trama. E la Chiesa è questo tessuto, fatto di fili diversi, ma intrecciati da un amore che non si spezza. E oggi, in un mondo dove i legami sembrano carta velina, abbiamo bisogno di relazioni così. L’atteggiamento cristiano che la Vergine ci insegna è restare e fidarsi. Anche quando è scomodo. Anche quando fa male dentro.
Nella prima lettura, infatti, (Gn 3) Eva ascolta la voce sbagliata e si nasconde. Maria ascolta e si offre. Eva fugge. Maria resta. Due donne, due scelte. Ma Dio non rinnega l’umanità: la chiama, la cerca, la ama. Anche quando sbaglia.
Quindi oggi, sii tela. Intreccia relazioni vere, non avere paura delle ferite. Fidati: essere Chiesa non è roba da vecchi, è una sfida da duri.
– Chi è quella persona per cui sceglieresti di restare, anche sotto la croce?