Guarì molti che erano affetti da varie malattie.
PRIMA LETTURA: Eb 2,14-18
Egli doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare misericordioso.
SALMO: (Sal 104)
Il Signore si è sempre ricordato della sua alleanza.
«In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, andò subito nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni».
Mc 1,29-39.
Nel vangelo di Marco gli eventi procedono speditamente, soprattutto all’inizio. Dopo l’episodio dell’indemoniato sanato nella Sinagoga Gesù va nella casa di Pietro e guarisce la suocera.
Rispetto a Matteo e Luca, Marco aggiunge il piccolo particolare della presenza dei due fratelli, Giacomo e Giovanni; menzione irrilevante per il racconto della guarigione, ma che aggiunge il sapore di testimonianza diretta, di “cosa vista”. Poi il testo procede quasi descrivendo una sorta di “giornata tipo”, o forse una “notte tipo”, di Gesù. Ed è una giornata tutta dedicata agli uomini e a Dio, al servizio e alla preghiera.
Vediamo con chiarezza come Gesù divideva la Sua giornata. Una parte la dedicava alla preghiera e un’altra alla Sua missione di predicare con parole e con opere. Contemplazione e azione. Preghiera e lavoro. Stare con Dio e stare con gli uomini.
In effetti vediamo Gesù dedicato anima e corpo alla Sua missione di Messia e di Salvatore: cura gli ammalati, come la suocera di san Pietro e molti altri, consiglia chi è triste, espelle demoni, predica. Tutti Gli portano i loro ammalati e indemoniati. Tutti vogliono ascoltarlo; «Tutti ti cercano» (Mc 1,37), gli dicono i discepoli. Sicuro che doveva avere spesso un’attività così faticosa che quasi non Lo lasciava nemmeno respirare.
Gesù, però, si procurava anche momenti di solitudine per dedicarsi alla preghiera: «Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava» (Mc 1,35). In altri punti dei Vangeli, vediamo Gesù dedicato alla preghiera in altre ore, e perfino a notte inoltrata. Sapeva distribuire il tempo saggiamente, affinché la Sua giornata avesse un equilibrio ragionevole di lavoro e preghiera.
Noi diciamo frequentemente: -Non ho tempo! Siamo occupati con il lavoro domestico, con il lavoro professionale, e con gli innumerevoli impegni che caricano la nostra agenda. Con frequenza ci consideriamo esonerati dalla preghiera giornaliera. Facciamo un mucchio di cose `importanti´, questo sì, però corriamo il rischio di dimenticare la cosa più `necessaria´: la preghiera. Dobbiamo creare un equilibrio per poter fare le une senza trascurare le altre.
Forse dovremmo organizzarci un po’ meglio. Disciplinarci, “dominando” il tempo. Ciò che è importante deve essere incluso ma ancora di più ciò che è necessario.
Anche in questi passaggi “di cronaca” di un vangelo che a volte esibisce uno stile quasi giornalistico, possiamo trovare abbondanza di spunti per la nostra vita. Proprio l’attenzione verso i fratelli in umanità e la necessità di curare la nostra intimità con Dio si impongono come immediatamente evidenti se davvero a Gesù vogliamo conformarci.
E poi l’impegno di Gesù a rifuggire “anzitempo” forme di esaltazione che non rientrano nel piano di salvezza. Tutto a suo tempo. Noi dovremmo qui impegnarci a far cadere del tutto l’avverbio. Non anzitempo, bensì “sempre”.