Venite a me, voi tutti che siete stanchi.
Il Signore dà forza a chi è stanco.
SALMO: (Sal 102)
Benedici il Signore, anima mia.
«In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Mt 11,28-30.
Oggi, Gesù ci conduce verso il riposo in Dio. Lui è certamente un Padre esigente, perché ci ama e ci invita a dargli tutto, pero non è un giustiziere. Quando ci esige qualcosa è per farci crescere nel suo amore. L’unico comandamento è quello di amare. Si può soffrire per amore, però si può anche gioire e riposare per amore…
La docilità verso Dio libera e dilata il cuore. Per questo Gesù, ci invita a rinunciare a noi stessi per prendere la nostra croce e seguirlo, dicendoci: «Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». (Mt 11,30). Anche se in occasioni ci costa ubbidire alla volontà di Dio, farlo con amore ci rende pieni di felicità: «Dirigimi sul sentiero dei tuoi precetti; sì sta in esso il mio diletto» (Sal 119,35).
Gesù ci invita a trovare ristoro presso di lui, ma il ristoro che propone è molto particolare: è un giogo, ossia il finimento che si mette alle bestie da soma per attaccare loro un carico e farle lavorare. Non esattamente la cosa che si desidera quando ci si sente “stanchi e oppressi”. Come spesso accade Gesù adotta un modo di parlare paradossale. Anche perché subito dopo definisce il suo giogo “dolce e leggero”. Come stanno insieme queste cose?
Quando la nostra risposta alla stanchezza e oppressione che sentiamo consiste nello sbraitare, nel cercare un colpevole, nello scaricare sugli altri in ogni modo le nostre frustrazioni forse ci sembra di liberarci da un giogo, ma non ci rendiamo conto di starne prendendo uno ancora più grande. Rischiamo di trovarci incatenati in relazioni di inimicizia, con l’ansia perenne che qualcuno stia cercando di fregarci, con la necessità di dover sempre dimostrare agli altri di essere perfetti, di essere sempre un passo avanti. Un giogo forse meno visibile, ma certamente non dolce né leggero.
Gesù ci propone invece la mitezza e l’umiltà del cuore. Vuol dire fare un passo indietro, vuol dire imparare a tenere a bada i propri istinti di vendetta e di trionfo sugli altri, vuol dire accettare di darla vinta a chi ci sembra nostro nemico. Ma vuol dire anche iniziare a mettere dei mattoncini per il regno di Dio, vuol dire creare relazioni più sane con gli altri, in cui ci si possa sentire accettati anche nella fatica e nell’imperfezione.
Quante volte abbiamo dato voce alla nostra stanchezza dicendo: non ce la faccio più! Gesù ascolta questo lamento perché è attento al grido del povero e ci dice: eccomi, sono qui con te, apriti a me, fidati di me!
È di grande consolazione sapere che soprattutto nei momenti più difficili possiamo contare su qualcuno che ci accoglie e ci ascolta. Gesù, aprendoci le porte del suo cuore, ci invita a fidarci di lui e lasciarci andare al suo abbraccio. Con Lui possiamo essere noi stessi, senza fingere e senza preoccuparci di dover essere come presumiamo lui si aspetti che noi siamo.
Non gli dobbiamo dimostrare nulla perché ci conosce interiormente. Ci chiede di vivere la nostra croce quotidiana come lui porta la sua, con la mitezza e l’umiltà di cuore con cui supporta l’uomo fragile e peccatore.
Gesù ristora il nostro cuore quando prendiamo la nostra croce quotidiana nella stessa maniera in cui ci facciamo carico di una persona amata, con amorevolezza e pazienza.
Vivere la croce senza Cristo ci condanna ad appesantirci e inasprirci, viverla con lui ci rende più amabili e pacificati.
Tutto questo è per dirci che la volontà Divina esiste dove c’è grande amore, ma non obbligatoriamente dove c’è grande soffrimento… C’è più amore nel riposare grazie alla fiducia, che non preoccupandosi per l’inquietudine!