Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?

PRIMA LETTURA: Am 5,14-15.21-24

Lontano da me il frastuono dei vostri canti; piuttosto scorra la giustizia come un torrente perenne.

SALMO: (Sal 49)

A chi cammina per la retta via mostrerò la salvezza di Dio.

«In quel tempo, giunto Gesù all’altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli andarono incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva passare per quella strada. Ed ecco, si misero a gridare: «Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?».

A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci al pascolo; e i demòni lo scongiuravano dicendo: «Se ci scacci, mandaci nella mandria dei porci». Egli disse loro: «Andate!». Ed essi uscirono, ed entrarono nei porci: ed ecco, tutta la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare e morirono nelle acque.

I mandriani allora fuggirono e, entrati in città, raccontarono ogni cosa e anche il fatto degli indemoniati. Tutta la città allora uscì incontro a Gesù: quando lo videro, lo pregarono di allontanarsi dal loro territorio».

Il versetto iniziale descrive la furia dei due indemoniati, una violenza tale da impedire il passaggio a chiunque. Dove domina il male non c’è spazio per la vita: agisce una forza distruttiva, priva di direzione e di misura, che genera paura e morte. La persona perde il controllo di sé e la propria libertà.

Di fronte alla presenza di Gesù, però, il potere del male si sgretola immediatamente. Fin dall’inizio emerge una sproporzione evidente. I due indemoniati gridano infatti: «Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?». Comprendono che la loro forza sta venendo meno.

È solo grazie al potere e al permesso di Gesù che i demoni possono entrare nei porci, simbolo di impurità, di ciò che separa l’uomo da Dio, e precipitarsi nel mare, immagine del caos primordiale precedente alla creazione. C’è un profondo senso di purificazione in questo movimento, un’evidente occasione di liberazione, di svolta. Ma il cambiamento richiede coraggio.

Il racconto di quanto accaduto, invece di spingere gli abitanti ad accogliere Gesù e il suo potere salvifico, li porta a prenderne le distanze. Non è facile resistere alle sabbie mobili del male, la salvezza richiede fatica, disponibilità a cambiare e fiducia. Sta a ciascuno di noi compiere una scelta consapevole, vigilando perché nessuna parte della nostra vita si lasci corrompere o inaridire.

Ci colpisce un particolare sorprendente di questo Vangelo: gli indemoniati riconoscono chi è Gesù, mentre gli abitanti della città, pur vedendo il miracolo, gli chiedono di andarsene.

Perché? Perché la verità ha un prezzo. La liberazione di quei due uomini comporta la perdita della mandria di porci, e gli interessi economici diventano più importanti della salvezza delle persone. È il dramma di ogni tempo: preferiamo conservare le nostre sicurezze piuttosto che lasciarci cambiare da Cristo.

Le nostre convinzioni, i nostri pregiudizi, le idee che ci siamo costruiti, persino le nostre convenienze, possono diventare i nemici più pericolosi. Ci fanno credere di vedere la realtà, mentre in realtà la deformano. Quando una convinzione diventa più importante della verità, smettiamo di ascoltare Dio.

Anche noi rischiamo di dire a Gesù: “Allontanati dal mio territorio”. Quel territorio può essere il nostro orgoglio, il nostro modo di pensare, le nostre abitudini, i nostri interessi o le nostre paure. Gesù non entra con la forza: aspetta che gli apriamo la porta.

Seguire Cristo significa avere il coraggio di mettere continuamente in discussione se stessi. Non tutto ciò che pensiamo è vero, non tutto ciò che difendiamo viene da Dio. La conversione inizia proprio quando smettiamo di difendere le nostre idee a ogni costo e iniziamo a cercare, con umiltà, la verità.

La domanda di oggi è semplice e scomoda: cosa sto difendendo più di Gesù? Perché ogni volta che anteponiamo i nostri interessi, le nostre convinzioni o le nostre paure alla sua presenza, rischiamo di fare come gli abitanti di Gàdara: mandare via l’unico che può davvero renderci liberi.