Ecco, noi saliamo e Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato.

PRIMA LETTURA: 1Pt 1,18-25

Foste liberati dalla vostra vuota condotta con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.

SALMO: (Sal 147)

Celebra il Signore, Gerusalemme.

 «In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti.

Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo e Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».

Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».

Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Mc 10,32-45

Oggi, il Signore ci insegna quale dev’essere il nostro atteggiamento davanti alla Croce. L’amore ardente alla volontà di Suo Padre, per consumare la salvazione del genero umano –di ogni uomo e di ogni donna- Lo muove ad andare in fretta verso Gerusalemme, dove «sarà consegnato (…), lo condanneranno a morte (…), lo flagelleranno e l’uccideranno» (cf. Mc 10,33-34). Anche se non comprendiamo, o incluso, abbiamo paura di fronte al dolore, la sofferenza o le contraddizioni di ogni giorno, cerchiamo di restare uniti –per amore alla volontà salvifica di Dio- all’offerta della croce di ogni giorno.

Immaginiamo che l’ora di Gesù stia per compiersi. L’umanità del Figlio di Dio è vera e all’approssimarsi della prova c’è un naturale ed autentico manifestarsi dei sentimenti legati ad un momento tanto drammatico.

Calarci nella situazione è indubbiamente difficile, ma proprio l’essere umani che ci accomuna può renderci evidenti alcune emozioni che tutti noi ci siamo trovati almeno una volta a vivere nella nostra vita: la tensione, lo sgomento, il timore dell’ignoto, la paura della morte.

Da questo punto di vista questo episodio, così come la scena della preghiera nel giardino del Getsemani, può forse aiutarci a provare con più chiarezza lo stato d’animo in cui il Figlio di Dio si trova a vivere il proprio presente.

Cerchiamo anche di pensare, in questa circostanza, cosa voglia dire avere al proprio fianco in un momento tanto delicato e faticoso persone che dovrebbero essere pronte e che invece sbagliano ancora grossolanamente il modo di essere vicine, le considerazioni da farsi.

Sarà stata ancor più dura per Gesù prendere atto di una immaturità, una scarsa percezione di quel che da lì a poco si verificherà da parte dei discepoli. E anche laddove sembra esserci maggiore consapevolezza del passaggio che sta per compiersi, la considerazione non viene rivolta alla sofferenza di Cristo, ma a quanto tramite essa possa esserne tratto.

Com’è amara la riflessione sul posto da prendere, quando la tristezza di Gesù sembra non essere considerata a pieno. Eppure, Egli non smette, con pazienza, anche di fronte a tutto questo e ad un passo dalla morte, di illustrare cosa intendesse, cosa abbia voluto manifestare tramite la propria esistenza; è nella piccolezza che si manifesta la grandezza, nell’essere ultimi la gloria eterna.

Quanto Egli doveva dirci ce l’hai già detto: chi vuole essere primo, si metta al servizio degli altri. Chi vuole essere il più grande degli uomini ami di un amore capace di donare la vita. Non c’è altro modo di farsi quelli a Lui più vicini, più intimi, che donarsi come Egli ha fatto.

L’esercizio assiduo della preghiera e dei sacramenti, specialmente quello della Confessione personale dei peccati e quello dell’Eucaristia, aumenteranno in noi l’amore verso Dio e degli altri per Dio, in tal modo che ci renderemo capaci di dire: «Lo possiamo» (Mc 10,39), nonostante le nostre miserie, paure e peccati. Sì, possiamo abbracciare la croce di ogni giorno (cf.Lc 9,23) per amore, con un sorriso; questa croce che si svela in ciò che è ordinario e quotidiano: la stanchezza nel lavoro, le normali difficoltà nella vita familiare e nelle relazioni sociali, etc.

Solamente se abbracciamo la croce di ogni giorno, negando le nostre preferenze per servire gli altri, riusciremo a identificarci con Cristo, che venne «per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10,45). Giovanni Paolo II spiegava che «il servizio di Gesù arriva alla Sua pienezza con la morte sulla Croce, cioè con il dono totale di sè stesso». Imitiamo, dunque, Gesù, trasformando costantemente il nostro amore a Lui con atti di servizio a tutte le persone: ricchi o poveri, con grande o poca cultura, giovani o anziani, senza nessuna distinzione. Atti di servizio per avvicinarli a Dio e liberarli dal peccato.