Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.

PRIMA LETTURA: Is 52,7-10

Tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.

SALMO: (Sal 97)

Tutta la terra ha veduto la salvezza del nostro Dio.

SECONDA LETTURA: Rm 1,1-7

Dio ha parlato a noi per mezzo del Figlio.

«In principio era il Verbo,

e il Verbo era presso Dio

e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio:

tutto è stato fatto per mezzo di lui

e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

In lui era la vita

e la vita era la luce degli uomini;

la luce splende nelle tenebre

e le tenebre non l’hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio:

il suo nome era Giovanni.

Egli venne come testimone

per dare testimonianza alla luce,

perché tutti credessero per mezzo di lui.

Non era lui la luce,

ma doveva dare testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera,

quella che illumina ogni uomo.

Era nel mondo

e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;

eppure il mondo non lo ha riconosciuto.

Venne fra i suoi,

e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto

ha dato potere di diventare figli di Dio:

a quelli che credono nel suo nome,

i quali, non da sangue

né da volere di carne

né da volere di uomo,

ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne

e venne ad abitare in mezzo a noi;

e noi abbiamo contemplato la sua gloria,

gloria come del Figlio unigenito

che viene dal Padre,

pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama:

«Era di lui che io dissi:

Colui che viene dopo di me

è avanti a me,

perché era prima di me».

Dalla sua pienezza

noi tutti abbiamo ricevuto:

grazia su grazia.

Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,

la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto:

il Figlio unigenito, che è Dio

ed è nel seno del Padre,

è lui che lo ha rivelato».

Gv 1,1-18.

Giovanni ci annuncia “quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, che contemplammo e che le nostre mani hanno toccato, il Verbo della vita.” Proclama a tutti la vita eterna, quella che era sin dal principio con il Padre e che si è resa manifesta e della quale lui si è reso testimone, di una testimonianza credibile (1Gv 1, 1 -4). Il Verbo, ossia la Parola divina, per mezzo della quale ogni cosa era stata creata, che nella pienezza del tempo (Gal 4, 3) ha deciso di farsi uomo. Il lieto messaggio è quindi quello dell’incarnazione che è avvenuta nella sua concretezza estrema, con la sola finalità di raggiungere gli uomini e vivere in amicizia con loro, essendo uno di loro. Il verso “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”, sempre dello stesso Giovanni (1, 14) esprime infatti la realtà tangibile e ben definita dell’umanità caduca (carne) che Dio ha vo-luto assumere e fare propria fino in fondo. “Abitare” nell’originale greco sottende al “porre la tenda” in mezzo a noi uomini, ossia convivere e interagire nell’immediato come quando appunto si abita in una tenda e non all’interno di un edificio. Dio è venuto a stare con noi, potremmo dire ad impattare nella nostra realtà circoscritta e corruttibile e nulla di umano gli è stato estraneo-

Tale concretezza e immediatezza la si vede del resto nella nascita a Betlemme, dove Dio si manifesta Bambino accudito da due semplicissimi genitori all’interno di una spelonca e la realtà umana che coinvolge nell’immediato è innanzitutto rappresentata da beceri pastori incolti che accorrono subito, proprio loro primi fra tutti, all’annuncio di un angelo. Seguiteranno poi raffinati sapienti astronomi provenienti dall’Oriente che dovranno arrendersi all’evidenza della verità non speculativa o astratta, ma gratuitamente rivelata: mentre l’uomo cerca Dio per ogni dove, ricorrendo a illusori procedimenti di intelletto e di scienza, Dio viene a cercare egli stesso l’uomo nella semplicità e nella spontaneità.

È possibile che Dio si faccia addirittura Bambino? Se consideriamo la risposta dal punto di vista umano scientista e razionale, ebbene non sarà mai possibile perché l’uomo sarà sempre ostinato nella sua negatività preclusa. Ma se consideriamo che a Dio nulla è impossibile, anche prescindere dalle nostre congetture allora diventa per tutti possibile e anche necessaria l’incarnazione di Dio e il suo ingresso nella storia, soprattutto perché l’uomo non può bastare a sé stesso e la razionalità che lo contraddistingue con la sua scienza e la sua tecnica è lodevole, apprezzabile e vantaggiosa, ma solo fino a un certo punto. Pasacal diceva che “Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce” e pertanto, laddove non è possibile speculare occorre che il cuore si arrenda al mistero e gli si apra. Di fronte all’onnipotenza divina che ci prevarica è necessario che sia il cuore il primo agente di intuizione. La risorsa del cuore è la base dell’umiltà e della conversione che conducono alla fede e da questa alla contemplazione della verità che ci viene rivelata: è possibile che Dio si incarni per amore dell’uomo. Soprattutto se si tratta di un Dio che ha già reso inequivocabilmente manifesto il suo amore per gli uomini e che tende a risollevarci tutti dalle nostre miserie, prima fra tutte quella del peccato.

Con Sant’Ireneo possiamo affermare che Dio si è fatto uomo perché l’uomo si divinizzi, partecipando della sua natura; per ciò stesso, Dio si è fatto uomo affinché l’uomo riscopra davvero sé stesso, il senso reale della sua vita e il reale criterio per poterla condurre.

Concretamente, Dio si è fatto uomo perché l’uomo rinunci ad essere umano all’eccesso, scegliendo il peccato, la vera origine di tutti i mali, anche nel contesto dell’attualità piena. Dio che si fa Bambino per crescere uomo fra gli uomini, formandosi alla vita in tutto e per tutto prima ancora di proporsi come Messia e Salvatore, vuole comunicarci una scelta migliore della violenza inaudita di una guerra scoppiata peraltro per ragioni in fondo meschine e marginali; non si stanca di inculcarci amore al buon sen-so, alla vera razionalità che scongiuri il verificarsi di illogiche violenze fra giovani e adolescenti; vuole opporre il perdono e la riconciliazione alla giustizia sommaria e all’irresponsabilità di chi si produce nei delitti efferati e nei femminicidi. Dio che ha assunto la nostra storia fino in fondo vuole condurci a trovare altre soluzioni ai problemi esistenziali di fragilità e di debolezza o di altre lacune che spesso so-no all’origine di deplorevoli violenze e di macabre assurdità che si consumano nei vari delitti passionali o di gelosia. Dio che concretamente ha assunto il nostro vissuto ordinario vuole indicarci un criterio congeniale di formazione e di crescita, che si ponga in alternativa al “tutto, subito e senza condizioni” a cui sono abituati tanti giovani, poco avvezzi al sacrificio e alla negativa e per questo protagonisti di turpi atti di violenza anche nella forma suicida oltre che in quella omicida. Il figlio di Dio che si è reso carpentiere sottomesso a un genitore operaio conosce le asperità della fatica e del lavoro e della fami-glia e infonde fiducia e coraggio in tutte le vessazioni che ogni famiglia deve affrontare in ordine al la-voro e al salario, essendo egli stesso di sprone e di orientamento. Dio ha voluto rispettare tutte le con-dizioni dell’umano perché nessuno possa obiettare che ogni suo monito, comandamento o esortazione non siano stati preceduti dall’umana esperienza e per esserci di guida e di orientamento innanzitutto con l’esempio e con la testimonianza.

Certamente, Dio è con noi ma non è nelle nostre mani, perché siamo noi nelle sue mani. Eppure il Figlio di Dio sembrerebbe che voglia lasciarsi lacerare dalle nostre mani, poiché lo vituperiamo e ne facciamo vilipendio ogni qual volta lo sottomettiamo ai nostri gusti o tentiamo di costringerlo ad accettare i nostri canoni perversi. E tuttavia egli rimane il Dio con noi, la luce vera che illumina ogni uomo, il chiarore illuminante e orientativo unico capace di indirizzarci. Quella luce di cui parla sempre Giovan-ni, accettando la quale con fede e riconoscenza abbiamo facoltà di diventare figli di Dio, per vivere esclusivamente di lui e così ridare la vita a noi stessi. Se Dio, anziché incarnarsi, avesse conosciuto un procedimento migliore per salvarci, certamente lo avrebbe messo in atto, ma solo la comprensione e la condivisione che derivano dall’amore può raggiungere l’uomo fino in mondo. E non c’è amore più grande che farsi uomo egli stesso per dare la vita per i propri amici (Gv 15, 13).

BUON NATALE A TUTTI