Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo.
PRIMA LETTURA: Gn 49,29-33; 50,15-26a
Inclina il tuo cuore alla prudenza.
SALMO: (Sal 104)
Voi che cercate Dio, fatevi coraggio.
Oppure:
Cerchiamo il tuo volto, Signore: colmaci di gioia.
«In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia!
Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
Mt 10,24-33.
Oggi, il Vangelo ci invita a riflettere sulla relazione maestro-discepolo: «Un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone» (Mt 10,24). Nel campo umano non è impossibile che l’alunno possa superare a chi lo inizia in una disciplina. Però la chiave della grande saggezza sta solamente nelle mani dell’Uomo-Dio, tutti gli altri ne possono partecipare, fino a capirla a diversi livelli: dal grande teologo San Tommaso D’Aquino fino al bambino che si prepara per la sua Prima Comunione. Potremmo aggiungere vari stili ed accessori, però non saranno mai nulla di essenziale che arricchiscano il valore intrinseco della dottrina. Al contrario, esiste la possibilità di sfiorare l’eresia.
Dobbiamo essere cauti nel cercare di fare combinazioni che possano falsare e non arricchire per nulla la sostanza della Buona Novella. «Dobbiamo astenerci dalle ghiottonerie, pero soprattutto dobbiamo digiunare dagli errori», dice Sant’Agostino. In una occasione mi passarono un libro sugli Angeli Custodi, nel quale appaiono elementi di dottrine esoteriche, come la metempsicosi, e una incomprensibile necessità di redenzione che perturberebbe questi spiriti buoni e confermati nel bene.
Senza alcun idealismo e senza cedere alle illusioni, Gesù parla ai suoi discepoli con chiarezza, preannunciando i contrasti dentro cui si ritroveranno: questo brano del Vangelo di Matteo è un passaggio del discorso con il quale Gesù invia i discepoli in missione. Potrebbe essere la parola con cui quotidianamente siamo inviati nella vita. Ogni giorno ci troviamo davanti a contrasti e opposizioni, ogni giorno siamo chiamati a scegliere da che parte vogliamo stare.
Non a caso, dunque, Gesù elenca una serie di opposizioni attraverso cui i discepoli dovranno passare: alcuni infatti pensano di nascondersi, credono che sia possibile tenere nascosto nel cuore quello che pensano veramente; sono coloro che si rifugiano nelle tenebre illudendosi di non essere visti. A questi, Gesù preannuncia la luce, perché non c’è nulla di nascosto che non debba essere rivelato. Il discepolo di Gesù deve vivere in modo tale da non temere la luce. (…)
Il discepolo che attraversa i conflitti quotidiani della vita non può non restare ferito e infangato, come chi non può attraversare un bosco di rovi senza rimanere graffiato. Eppure c’è un nucleo più profondo che rimane intoccabile. Se il corpo riporta visibilmente i danni della lotta, c’è un nucleo più intimo che rimane inviolabile e che appartiene solo a Dio. Gesù contrappone perciò l’esteriorità del corpo all’intimità dell’anima. (…)
Eppure, nonostante la cura amorosa di Dio, l’uccellino cade a terra e il discepolo è messo a morte. È lì che ti chiedi quanto valga la tua vita e se a Dio interessi. Forse però non è la sconfitta o il fallimento a decidere il valore della vita, ma quanto sarò stato capace di rimanere fedele a Cristo accogliendo l’impotenza. Anche lì, nell’impotenza e nella sconfitta, Gesù ci ripropone una nuova opposizione: si può riconoscere Cristo o rinnegarlo, si può restare o fuggire. Maria è rimasta sotto la croce, ferma, pur nell’impotenza.
Molte volte è solo questo che la vita ci chiede: restare nell’impotenza, perché è proprio quello il momento in cui è possibile riconoscere non solo con la testa, ma anche con il cuore, che anche il più piccolo passero è nelle mani di Dio. Rimanere nell’impotenza è certamente il più grande atto di fede (Gaetano Piccolo SJ).