Impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto.

PRIMA LETTURA: Mic 2,1-5

Sono avidi di campi e li usurpano, di case e se le prendono.

SALMO: (Sal 9)

Non dimenticare i poveri, Signore!

Oppure:

Ascolta, Signore, le suppliche dei poveri.

«In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:

«Ecco il mio servo, che io ho scelto;

il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.

Porrò il mio spirito sopra di lui

e annuncerà alle nazioni la giustizia.

Non contesterà né griderà

né si udrà nelle piazze la sua voce.

Non spezzerà una canna già incrinata,

non spegnerà una fiamma smorta,

finché non abbia fatto trionfare la giustizia;

nel suo nome spereranno le nazioni».

Mt 12,14-21

Da una parte i farisei si appartano per riunirsi e decidere come far morire Gesù, dall’atra ci sono quelli che lo seguono e che vengono guariti. Gesù né scende a compromessi, né tanto meno rimane a contestare e a lottare contro i suoi detrattori, ma si allontana per continuare la missione che il Padre gli ha affidato. Chiunque lo segue sperimenta la potenza della guarigione operata da Dio. I farisei, accecati dall’invidia non hanno compreso che, opponendosi a Gesù, non hanno cercato di fermare solo un folle rivoluzionario, ma hanno rifiutato il servo di Dio attraverso cui il Signore opera la salvezza. Essi, immaginando Dio secondo categorie proprie dei regni mondani, ma estranei al suo cuore, hanno rimosso dalla loro memoria quelle pagine della Scrittura, in particolare quelle profetiche, nelle quali il Signore prometteva l’invio del Messia la cui caratteristica principale sarebbe stata l’umiltà.

L’umiltà non è un titolo da vantare ma è come il profumo la cui fragranza puoi gustare ma di cui non puoi descrivere a parole le sue proprietà se non narrare gli effetti che produce in chi ne sente l’odore. L’umiltà è il profumo dello Spirito Santo con il quale Dio unge colui che sceglie per fargli portare nel mondo la giustizia e la pace. L’umile lo riconosci non perché si confonde con la massa ma perché brilla nella notte degli affetti e della ragione. Proprio come Gesù che nelle tenebre della cattiveria splende di quella luce che può venire solamente dal Cielo. L’umile lo riconosci perché la sua voce non sovrasta quella degli altri ma è capace d’imporsi per la verità della quale si fa ministra. L’umile lo riconosci perché non alimenta la critica sterile che nella foga distrugge quello che incontra sul suo cammino e spegne ogni speranza di rinnovamento, al contrario, egli indica una via sulla quale lui stesso si fa compagno per uscire insieme dalle crisi.

L’umile non è un modello facile da imitare perché nel suo cammino non incontra apprezzamenti e successi, tuttavia, la scelta di consacrarsi a Dio, è l’unica capace di vincere ogni resistenza alla vita, persino quella della morte.

Quindi, oggi, troviamo nella liturgia un doppio messaggio. Da un lato, Gesù ci chiama invitandoci a seguirlo: «Molti lo seguirono ed egli guarì tutti» (Mt 12,15). Se lo seguiamo, troveremo rimedio alle difficoltà del cammino, così come ci veniva ricordato recentemente: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò» (Mt 11,28). Dall’altro lato, ci viene mostrato il valore dell’amore mansueto: «Non contenderà, né griderà» (Mt 12,19).

Lui sa che siamo sopraffatti e stanchi dal peso delle nostre debolezze fisiche e caratteriali… e per questa croce inaspettata che ci ha visitato in tutta la sua crudezza, per i disaccordi, le disillusioni, i dolori. Infatti, «tennero consiglio contro di lui per toglierlo di mezzo» (Mt 12,14) e… noi che sappiamo che il discepolo non è superiore al maestro (cf. Mt 10,24), dobbiamo essere consapevoli che anche dovremo sopportare incomprensioni e persecuzioni.

Tutto ciò costituisce un fardello che pesa su di noi, un fardello che ci soggioga. E ci sentiamo come se Gesù ci dicesse: «Lascia il tuo fardello ai miei piedi, io me ne occuperò; dammi questo peso che ti travolge, io lo porterò per te; scaricati delle tue preoccupazioni e dammele…».

È curioso: Gesù ci invita a lasciare il nostro fardello, pero ce ne offre un altro: il suo giogo, con la promessa però che è soave e leggero. Ci vuole insegnare che non è possibile andare per il mondo senza portare nessun peso. Un carico o l’altro lo dobbiamo portare. Ma che non sia il nostro fardello pieno di materialità; che sia piuttosto il suo un peso che non opprime.

In Africa, madri e sorelle maggiori portano i piccoli sulle spalle. Una volta, un missionario vide una bambina che portava suo fratello… Le disse: «Non credi che sia un peso troppo grande per te?». Lei rispose senza pensarci: «Non è un peso, è il mio fratellino e lo amo». L’amore, il giogo di Gesù, non solo non è pesante, ma ci libera da tutto quello che ci opprime.