Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.

PRIMA LETTURA: Mic 7,14-15.18-20

Il nostro Dio viene a salvarci.

SALMO: (Sal 102)

Misericordioso e pietoso è il Signore.

Oppure:

Il Signore è buono e grande nell’amore.

«In quel tempo, si avvicinavano Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola:

«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Lc 15,1-3.11-32

Questa parabola ci svela anzitutto il grande cuore di Dio, il suo amore e la sua misericordia. Essa ci svela pure il dramma dal peccato e il suo modo di toccare l’uomo. In effetti, il peccato appare qui come illusione di libertà e di felicità, sperpero dei doni di Dio e lontananza dalla sua sovranità, rifiuto di vivere in comunione con Lui, miseria, degradazione e tristezza a non finire.

La stessa parabola traccia anche la via della conversione: riconoscimento della propria arroganza o superbia e delle sue funeste conseguenze, ricordo dalla benevolenza del Padre e nostalgia della casa paterna, pentimento e ritorno, nell’unità e nella fiducia, tra le mani di chi non l’ha mai dimenticato e che è pronto a l’accogliere con gioia e frenesia. Di questo padre stupisce anche molto il silenzio, quando il figlio minore esige di ottenere la sua parte di patrimonio.

È un silenzio di amore rispettoso della libertà altrui, un silenzio, segno o caratteristico della pazienza di Dio che sa dare al peccatore il tempo, la possibilità di conversione. E a sua volta, l’uomo, a chi è sempre offerta questa pazienza, deve mostrarsi paziente verso il prossimo.

Colpisce ugualmente l’atteggiamento del figlio maggiore, che non gradisce la festa, non sopporta la gioia del padre, considera la casa paterna come un luogo di fatica senza gratitudine, neanche un capretto per far festa con i suoi amici, non riconosce il fratello, lo chiama «questo tuo figlio», e il padre di precisare: «questo tuo fratello». Evidentemente, egli stima che il padre che aveva già sbagliato prima, lasciando partire quel fratello, sbaglia ancora più adesso, accogliendolo così facilmente, invece di fargli pagare i suoi errori del passato.

Siamo davvero di fronte a due figli che devono convertirsi ed entrare in un’altra mentalità. Questo cambiamento radicale risulta come un amore da scoprire, cioè l’amore di Dio. Chi scopre questo amore che accoglie con affetto, che è tenera inclinazione alla misericordia, si inserisce in questa relazione di amore. È questo amore che fonda l’amore fraterno.

Il figlio maggiore, che pretende di essere fedele, rifiuta di entrare nella logica del padre perché è convinto di essere già dentro. Credersi a posto, avere la spavalda sicurezza di trovarsi sulla strada buona è qualcosa da evitare. Non c’è niente di più grave di questo mostruoso «avente diritto» quale appare il figlio maggiore. C’è proprio come un abisso tra la sua mentalità e quella del suo fratello o del suo papà.

In realtà, la conversione più difficile è la sua. Il posto, nella casa del Padre, non lo si può ‘conservare’, ma soltanto ‘ritrovare’ giorno per giorno; e la fedeltà non è semplicemente un ‘rimanere’, ma un ‘accettare’ nell’ubbidienza fiduciosa, quotidianamente, la logica sconvolgente del Padre. Nella parabola manca il lieto fine: ci sarà soltanto quando si verificherà l’avvenimento della conversione del figlio maggiore, che si ritiene a posto.

Sia che ci riconosciamo nel figliolo prodigo o nel figlio maggiore, siamo tutti interpellati, in questo tempo quaresimale, dall’esigenza della conversione; conversione, soprattutto, come capacità di misurare i nostri passi o progetti su quelli del Padre, e capacità di condividere la sua voglia di far festa con tutti i suoi figli.