Dio non è dei morti, ma dei viventi.
Questi due profeti erano il tormento degli abitanti della terra.
SALMO: (Sal 143)
Benedetto il Signore, mia roccia.
Oppure:
Sei tu, Signore, mio rifugio e mia salvezza.
«In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda».
Lc 20,27-40.
La promessa della resurrezione è l’architrave della buona novella annunciata da Gesù: “se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati” (1Cor 15, 16–17).
Che senso ha credere al Vangelo, alle beatitudini, alle promesse di Gesù se poi, alla fine, la nostra vita sarà in ogni caso ingoiata e distrutta dalla morte? Eppure di cosa sia veramente questa vita dopo la morte sappiamo molto poco. Lo scambio di cui leggiamo oggi viene impostato in maniera molto giuridica dai sadducei, ma è per Gesù l’occasione di raccontarci qualcosa di questa sfuggente realtà futura.
Prima ancora del loro rigore legalistico, penso che il grosso peccato dei sadducei sia la loro scarsa fantasia. Non sapendo molto di come sarebbe questa ipotetica vita futura non riescono a fare altro che immaginarsela come quella di ora: rapporti codificati, centrati sulla questione della discendenza, sull’ineluttabilità della morte e quindi sulla necessità di definire come questa influisca sui rapporti matrimoniali e patrimoniali; rapporti sterili, perché nonostante tutti i tentativi questa discendenza non arriverà mai. I sadducei danno per scontato che anche la vita futura sarà così, raggiungono una conclusione impossibile e deducono per assurdo che la vita futura semplicemente non può esistere.
Ciò che promette Gesù è invece completamente diverso: non c’è più la morte ad organizzare i rapporti tra uomini; non c’è più il problema di determinare “di chi è” la donna (come se fosse un pacco), perché siamo tutti figli di Dio, e dunque fratelli e sorelle tra di noi.