Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?

PRIMA LETTURA: 1Cor 4,6b-15

Soffriamo la fame, la sete, la nudità.

SALMO: (Sal 144)

Il Signore è vicino a chiunque lo invoca.

«Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.

Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».

Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?».

E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Lc 6,1-5.

Oggi iniziamo a meditare il capitolo sei del vangelo di Luca che leggeremo fino a venerdì. Nei brani, a partire da quello di oggi, noteremo che ritorneranno riferimenti al giorno di sabato, alla presenza degli avversari, alla distinzione tra puro e impuro, al ricorso di titoli cristologici. Quello di oggi ha un “peso” particolare.

Il tema di fondo è simile a quelli già meditati. La novità annunciata da Gesù non è accettata dai colti e dai saggi della Parola che contestano una interpretazione che completa e supera il significato della legge data da Dio a Mosè. Non può sorprendere, quindi, lo scandalo provocato dai discepoli del Nazareno che infrangevano le prescrizioni sul giorno di shabbat.

Venivano loro rimproverate, ma soprattutto l’accusa era rivolta al Maestro, quelle attività proibite nel giorno dedicato interamente a Dio. Ieri come oggi, era proibito cucinare e svolgere attività che rimandavano al campo dell’alimentazione.

Il Nazareno era solito accusarli di ipocrisia mettendo in evidenza l’incapacità di leggere il testo sacro anteponendo una visione umana e personale per rifiutare la luce della volontà divina che emana dal suo insegnamento. Qui il Maestro ricorre alla stessa Parola ben conosciuta dai farisei: il primo libro di Samuele al capitolo 21 riporta la scena utilizzata dal Signore.

Anche il grande re Davide con i suoi compagni, affamati, violarono le restrizioni imposte per shabbat. I farisei si meravigliarono del comportamento dei discepoli di Gesù dimenticando quelli di Davide. Il desiderio dei farisei di scalfire l’autorevolezza dell’Emmanuele ha impedito loro il ricorso alla Parola meditata e pregata quotidianamente.

In questo brano, Cristo ci insegna quale era il senso dell’istituzione divina del sabato: Dio lo aveva istituito per il benessere dell’uomo, perché potesse riposare e potesse dedicarsi in pace e allegria al culto divino. L’interpretazione dei farisei aveva convertito questo giorno in una occasione di afflizione e preoccupazione, dovuto alle innumerevoli prescrizioni e proibizioni.

Il sabato era stato fatto non solo perché l’uomo potesse riposare, ma anche perché potesse dar gloria a Dio: questo è il vero senso dell’espressione: «Il sabato è stato fatto per l’uomo» (Mc 2,27).

Inoltre, dichiarandosi “signore del sabato” (cf. Lc 6,5), manifesta chiaramente che Lui è lo stesso Dio che diede il precetto al popolo di Israele, affermando così la sua divinità e il suo potere universale. Anche Gesù può chiamarsi “signore del sabato”, perché è Dio.

Seppur in terza persona, definirsi Figlio dell’uomo e signore del sabato significava riconoscersi Dio.