PRIMA LETTURA: At 2,42-47
Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune.
SALMO: (Sal 117)
Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre..
Oppure:
Alleluia, alleluia, alleluia.
SECONDA LETTURA: 1Pt 1,3-9
Ci ha rigenerati per una speranza viva, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti.
SEQUENZA
Víctimae pascháli laudes
ímmolent christiáni.
Agnus redémit oves:
Christus ínnocens
Patri reconciliávit peccatóres
Mors et vita
duéllo conflixére mirándo:
dux vitae mórtuus regnat vivus.
Dic nobis, María,
quid vidísti in via?
Sepúlcrum Christi vivéntis:
et glóriam vidi resurgéntis.
Angélicos testes,
sudárium et vestes.
Surréxit Christus spes mea:
praecédet suos in Galilaéam.
Scimus Christum
surrexísse a mórtuis vere:
tu nobis, victor Rex,
miserére.
Alla vittima pasquale,
s’innalzi oggi il sacrificio di lode.
L’Agnello ha redento il suo gregge,
l’Innocente ha riconciliato
noi peccatori col Padre.
Morte e Vita si sono affrontate
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.
«Raccontaci, Maria:
che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente,
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni,
il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto:
precede i suoi in Galilea».
Sì, ne siamo certi:
Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso,
abbi pietà di noi.
«La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome».
Gv 20,19-31.
La domenica dell’ottava di Pasqua è dedicata alla Divina Misericordia. La domenica della Divina Misericordia fu istituita da San Giovanni Paolo II il 30 aprile 2000. Il santo papa istituì ufficialmente la celebrazione della misericordia durante la canonizzazione di Santa Faustina Kowalska, adempiendo a una richiesta di Gesù, rivelata alla santa polacca, affinché la misericordia fosse celebrata la domenica dopo Pasqua.
E in questo “Giorno del Signore”, il ritornello del salmo responsoriale ci aiuta a pregare con queste parole: «Rendete grazie al Signore, perché è buono; il suo amore è per sempre» (Sal 117,1).
Questo è veramente un brano del Vangelo che ci riguarda, tutti, da vicino. I suoi più intimi seguaci erano riuniti per paura a porte chiuse non sapendo che fare. Gesù si presenta dicendo loro: “Pace a voi!”. Non era forse questo quello che cercavano? Certamente, la pace interiore. Erano turbati, e chi non lo sarebbe stato? Ripete: “Pace a voi!”. Ora, forse, avendoli tranquillizzati un po’, può aggiungere: “Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi”. Giovanni sembra riprendere il discorso dell’ultima Cena nel quale già aveva identificato i predicatori del Vangelo con il Figlio e con il Padre. Il cerchio si chiude. La storia della salvezza ha la sua chiave di lettura.
Non a caso, nella storia, abbiamo visto come attaccare la Chiesa nei suoi discepoli ha significato, prima o poi, attaccare la divinità del Cristo e poi, persino, l’esistenza del Padre. C’è poi un altro aspetto di questo brano che ci riguarda da vicino: l’assenza di Tommaso, detto Didimo. Quando gli altri gli dissero di aver visto il Signore, la sua risposta fu inequivocabile: “Se non vedo nelle sue mani l’impronta dei chiodi… non crederò”. La seconda volta che Gesù venne a porte chiuse, c’era anche Tommaso. Conosciamo tutti la storia, ma quello che è importante è la Beatitudine che il Signore lascia per i secoli futuri: “Beati quelli che credono senza aver visto!”, cioè noi.
Giovanni esplicita il senso di tutto ciò che riferisce, anche qui in modo inequivocabile: “queste cose sono state scritte affinché crediate che Gesù è il Messia e il figlio di Dio e affinché, credendo, abbiate la vita nel nome di Lui”. la vita che non passa che è la vita che desideriamo e che vogliamo e che soltanto il Cristo, “via, verità e vita”, può darci. Non siate increduli, ci dice per mezzo di Tommaso che, certo, era provvidenzialmente assente la prima volta, perché rappresentava tutti quegli assenti a quella scena che, nel corso dei secoli, sarebbero stati chiamati a confrontarsi con quel mistero e dare la loro ineludibile risposta.
Ringraziamo Dio, come ci ricorda oggi san Pietro nella sua lettera, per averci dato questa “vivente speranza” per aver resuscitato il Cristo. La chiama eredità “incorruttibile” ed “immarcescibile”, ma, quello che più conta, “riservata nei cieli per voi… salvezza ormai pronta per essere rivelata nell’ultimo tempo”. Le prove del tempo presente sono nulla rispetto a quello che ci è riservato nel futuro: “Trasalite di gioia” voi – e si riferisce ancora a noi – voi che lo amate senza averlo conosciuto… sicuri come siete di conseguire il fine della vostra fede.
Come ci ricorda la lettura degli Atti, sempre Pietro, coadiuvato dagli altri, istruiva gli altri “nella comunanza fraterna, nell’eucarestia e nella preghiera”. Questo loro atteggiamento gioioso li faceva godere della “simpatia di tutta la gente”. Si trattava di una testimonianza senza prevaricazione basata sulla carità. Avevano occhi attenti verso i bisogni del prossimo e facevano di tutto per soddisfarli nel convincimento di riconoscere negli altri il Signore risorto.