Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.

PRIMA LETTURA: Sir 50, 1.3-7

Francesco come sole sfolgorante rifulse nel tempio di Dio.

SALMO: (Sal 15)

Tu sei, Signore, mia parte di eredità.

SECONDA LETTURA: Gal 6,14-18

Il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo.

«In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Mt 11,25-30

Nella biografia di San Francesco leggiamo il suo ravvedimento iniziò durante il periodo trascorso nel carcere di Perugia, dopo avere partecipato allo scontro tra i cittadini di questa città e quelli di Assisi. La battaglia era diversa rispetto ad oggi, i più potenti erano i cavalieri corazzati e il Santo era uno di questi. Prima dell’arresto era irrequieto e intrepido, dopo l’anno di segregazione divenne più mansueto e riflessivo.

Dio aveva un grande progetto su Francesco, aveva permesso la sua prigionia, era con lui ed aspettava la sua conversione ma non lo forzava, né lo spingeva a rinunciare alla sua libertà di scegliere. Il periodo di chiusura forzata in una cella insieme a personaggi strani, soprattutto nel silenzio interiore ed esteriore, fu per il giovane Francesco il momento per rientrare in sé e porsi delle domande, riflettere sulla vita che conduceva e la sconfitta costante con sé stesso.

Le feste erano lontane e non le ricordava più, in carcere comprese che quella vita viziosa lo aveva svuotato della vera vita.

Rimase a riflettere nel carcere a Perugia, certamente fu un periodo abbastanza difficile e tormentato per un giovane dedito alla vita festaiola, ma questo anno gli permise di rientrare in sé e riprendere la guida della sua esistenza. Chissà quante volte avrà benedetto l’anno trascorso in carcere!

Nel silenzio egli poté rientrare in sé, ricordiamo questo passaggio: nel silenzio…

Dio cercava la collaborazione del giovane Francesco ma aspettava la sua risposta. Qui è sottile la distinzione tra la libera scelta di Francesco e la volontà di Dio, perché la domanda che ne scaturisce è questa: poteva il giovane rifiutare il progetto di Dio? Sì, poteva anche rifiutare, ma vediamo bene come agisce Dio.

Non è stato imposto nulla a Francesco durante la sua reclusione, Dio non violentava la sua volontà, c’era un’azione Divina che lo consolava e lo illuminava, permettendo così al giovane di conoscere la Verità e di potere scegliere tra la vita condotta fino a quel momento e la dolce pace interiore che provava nel silenzio. Divenne più docile in carcere ma non si convertì, Dio infatti interveniva nella sua vita senza opprimerlo, le scelte di Francesco rimanevano sempre libere.

Dopo un po’ di tempo si ammalò e rimase in casa per circa due anni, in questo periodo cominciò a conoscere la provenienza della pace interiore, scoprì l’Amore di Dio e fece la sua scelta definitiva. Fu il Santo a decidere il suo futuro, non fu condizionato da nulla. Dio non lo obbligò a partecipare, lo accompagnò nel doloroso periodo di malattia e si fece conoscere, diede a lui la libera possibilità di scegliere quale cammino intraprendere.

Quindi, Dio non violenta mai il libero arbitrio ma illumina, si fa conoscere e dona la sua pace. Chi raccoglie il suo invito, cambia vita.

Nel giorno in cui celebriamo San Francesco, troviamo nel Vangelo l’invito di Gesù a farci piccoli nel cuore. Vuol dire non smettere mai di cercare, chiedersi il perché delle cose, stupirsi di quello che ci circonda, avere gli occhi pieni di meraviglia e l’animo colmo di gratitudine.

I piccoli godono delle cose semplici, vivendo con una sana ingenuità e spirito critico quello che la vita gli dona. Il santo di Assisi ci insegna che è proprio nella semplicità che abbiamo la possibilità di incontrare davvero il Signore. I grandi, invece, molte volte smettono di cercare perché sono convinti di sapere già tutto e per questo motivo si sentono superiori agli altri.

Dio, invece, preferisce i piccoli che hanno tanta voglia di crescere, che sono bisognosi di abbracci e che tendono la mano, fiduciosi che qualcuno più grande di loro li aiuterà ad attraversare quella strada, tante volte pericolosa, che la vita gli mette davanti. Dobbiamo recuperare la semplicità delle piccole cose, dei gesti, delle parole.

Solo con gli occhi e il cuore del bambino che è in noi possiamo riconoscere Gesù che viene e sperimentare il suo amore.