Battezzate tutti i popoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

PRIMA LETTURA: Dt 4,32-34.39-40

Il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra; non ve n’è altro.

SALMO: (Sal 32)

Beato il popolo scelto dal Signore.

SECONDA LETTURA: Rm 8,14-17

Avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».

«In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.

Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.

Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Mt 28,16-20

In questa solennità della SS. Trinità, il Vangelo ci presenta l’incontro con il Risorto e il suo mandato missionario.

I discepoli incontrano Gesù risorto su un monte in Galilea, potremmo dire dove tutto è iniziato.

È sempre importante “richiamare gli inizi”, ovvero i momenti forti dell’incontro con Gesù, i segni forti del suo passaggio nella nostra vita, le “perle” delle grazie che ha disseminato nella nostra storia. Sono come gocce di rugiada, capaci di rinverdire il cuore, specie nei momenti difficili.

I discepoli lo incontrano, sono davanti al Signore risorto eppure dubitano. Più che giudicarli, sentiamoli vicini! E diciamo grazie all’evangelista che non si è vergognato di riportare questo importante dettaglio. Gesù non si spaventa dei loro dubbi ma va loro incontro e affida loro una missione importante. Così fa Dio con noi: non si stupisce delle nostre difficoltà ma ci viene incontro confermandoci nel suo amore, scommettendo su ciascuno di noi.

La fede non è un’ideologia dalle idee chiare e distinte. La fede chiede la ragione e la spinge nelle sue più alte prerogative ma poi chiede sempre un oltre, un tuffo nell’affidamento in Dio. L’importante è non fare dei dubbi un alibi per non camminare, piuttosto trasformali in risorse per cercare e crescere. Ed ecco il mandato missionario di Gesù.

Egli invia i discepoli ad annunciare, battezzare e insegnare a camminare sulla via tracciata dal Maestro, cioè il Vangelo vivo. Tutto a partire dalla testimonianza di vita, alla quale siamo tutti chiamati per rendere “visibile” l’amore del Signore. In particolare, Gesù manda a battezzare, manda cioè ad immergere nella persona del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo; è qualcosa di grandioso.

Il battesimo ci immerge nella vita di Dio, in quella perenne e divina effusione d’amore capace di santificare la nostra vita, facendoci sentire amati e rendendoci capaci di amare. Se solo comprendessimo meglio la grandezza di questo dono! Se solo comprendessimo che già su questa terra noi, povere creature, siamo resi partecipi della vita di Dio!

I santi sono quelli che non solo hanno compreso il battesimo ma, soprattutto, hanno saputo “farlo funzionare”, vivendo uniti a Dio, diventando così campioni d’amore, ciascuno secondo la sua unicità. Da dove partire? Da due piccole cose: imparare e festeggiare la data del nostro battesimo e fermarci un momento, pensando: Lo Spirito Santo è nel mio cuore. Io sono tempio di Dio! E ogni battezzato è tempio di Dio. Chissà, forse alla luce di questo, ripetuto giorno dopo giorno, impareremo a guardarci diversamente, e a scoprire la dolce presenza della Santissima Trinità in noi e nel cuore di tanti… «Di fronte a un compito così impegnativo, e pensando alle nostre debolezze, ci sentiamo inadeguati, come di certo si sentirono anche gli Apostoli stessi. Ma non bisogna scoraggiarsi, ricordando le parole che Gesù ha rivolto a loro prima di ascendere al Cielo: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (v. 20)» (papa Francesco).