E noi che cosa dobbiamo fare?

PRIMA LETTURA: Sof 3,14-17

Il Signore esulterà per te con grida di gioia.

SALMO: (Is 12,2-6)

Canta ed esulta, perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele.

SECONDA LETTURA: Fil 4,4-7

Il Signore è vicino!

«In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».

Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».

Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».

Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo».

Lc 3,10-18.

È solo apparente, nella liturgia di questa terza domenica d’Avvento, il contrasto tra l’invito alla gioia delle due prime letture e la richiesta, da parte di Giovanni Battista, di riempire di contenuti e scelte concrete il nostro andare incontro al Signore che viene.

Chi va incontro a Gesù, infatti, va incontro a Colui che può dare un senso nuovo e pieno alla propria esistenza. E proprio a chi avverte il bisogno di recuperare il senso della propria vita giunge l’invito di Sofonia (1ª lettura): “Rallegrati … gioisci … esulta ed acclama con tutto il cuore” e quello di Paolo (2ª lettura): “Siate sempre lieti … non angustiatevi per nulla”.

La gioia di cui parlano Sofonia e Paolo, però, è una gioia non solo da vivere, ma anche da conquistare. Sta qui la differenza tra essa e quella “finta” gioia che il mondo ci propone e, in certi periodi dell’anno, sembra quasi volerci imporre. La vera gioia da conquistare ha un “prezzo” diverso da quello del biglietto della discoteca, del veglione, delle vetrine addobbate, delle strenne natalizie. È un prezzo che paghiamo attraverso scelte quotidiane, spesso impegnative e sofferte, per partecipare gradualmente ad una festa che non dura solo una notte, ma che è senza fine, perché le sue radici affondano nel nostro cuore: è la gioia di Dio.

Ma per accogliere nel modo giusto l’invito di Sofonia e di Paolo occorre essere persone disposte ad interrogare e interrogarsi. Proprio come fanno le varie categorie di persone che, dopo aver ascoltato la predicazione di Giovanni Battista, gli pongono l’impegnativa e coinvolgente domanda: “Che dobbiamo fare?”.

La capacità di porsi domande, di non favorire il sonno della ragione dono di Dio, di non rinunciare a pensare mentre viviamo la nostra fede, è la preziosa anticamera per un’esperienza di fede matura ed operosa. Ma è anche l’unica maniera per tradurre in azione evangelica la nostra adesione a Cristo, diventando così suoi testimoni.

Perciò, chi ascolta la Parola con sincera disponibilità alla conversione non può non chiedersi: “… ed ora, dopo aver ascoltato questa Parola, che cosa devo fare?”. Sarà la stessa realtà che viviamo quotidianamente a suggerirci le giuste risposte. Ma una cosa è certa: nessuno è dispensato dal porsi questa domanda, primo passo per una conversione autentica.

Portiamo dunque a compimento il nostro cammino di Avvento, compiendo questo ulteriore passo di crescita cristiana e lasciamo che la gioia di Dio inondi le nostre esistenze, illuminandone anche gli angoli più bui e “sfigurati”.

Che cosa dobbiamo fare, dunque? Coloriamo di gioia la nostra vita. Una gioia da vivere e conquistare giorno per giorno. Quella che può vivere solo chi ha qualcuno da amare, qualcosa da fare e qualcosa in cui sperare.