Amerai il Signore tuo Dio. Amerai il prossimo tuo.
PRIMA LETTURA: Dt 6,2-6
Ascolta, Israele: ama il Signore tuo Dio con tutto il cuore.
SALMO: (Sal 17)
Ti amo, Signore, mia forza.
SECONDA LETTURA: Eb 7,23-28
Egli, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta.
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come sé stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo».
Mc 12,28b-34.
Il testo del Vangelo di questa trentunesima Domenica del Tempo ordinario ha come tema portante quello della carità. Si parla del comandamento più importante, cioè il primo in senso assoluto e che dobbiamo valutare, considerare e osservare.
Leggiamo oggi, “si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò”.
Gli Scribi e Farisei sono gli interlocutori sistematici di Gesù. In questo contesto sono gli scribi a rivolgersi a Gesù. Essi erano gli addetti alla trascrizione dei Testi Sacri. La domanda che pongono al Maestro riguarda la conoscenza dei comandamenti. Da Gesù vogliono sapere quale fosse il più importante comandamento. Vogliono sapere se effettivamente Gesù avesse conoscenza della Sacra scrittura. Chiaramente, essendo lui l’autore di tutte le leggi, conosceva benissimo tali leggi.
Gesù risponde in questi termini, “il primo è: Ascolta Israele”, che è un invito a mettersi in sintonia con quella che è la volontà di Dio, con quelli che sono i disegni di Dio. Il Signore è il nostro Dio, è l’unico Signore, non ce n’è un altro al di fuori di Lui. Lo sappiamo che l’idolatria non fa parte dell’esperienza di un vero cristiano, di un credente. Un solo Dio noi professiamo in tre persone Padre, Figlio e Spirito Santo. Ebbene proprio in questa Trinità, in questo mistero di amore all’interno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, all’interno delle relazioni trinitarie nasce questo comandamento: amerai il Signore tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. il secondo comandamento è il seguente amerai il prossimo tuo come te stesso.
Ascolta… amerai
Sta tutto qui il Vangelo. In questi due verbi che si completano a vicenda. Senza ascolto non può esistere amore, come pure senza amore l’ascolto si limita a sentire l’altro senza provare a fargli posto, a metterci nei suoi panni.
Alla domanda del dottore della Legge sul primo e più grande dei comandamenti, Gesù non esita a rispondere facendo risuonare quel verbo che è il fondamento di ogni rapporto e l’inizio di ogni preghiera: Shemà… ascolta.
Ma per ascoltare occorre fermarsi, sedersi, mettersi accanto all’altro piuttosto che stare al centro. È necessario fare spazio. Liberare uno spazio concreto dentro di noi, perché l’altro si senta atteso, desiderato e trovi un posto in cui potersi fermare anch’egli, abbassare le difese e sentirsi un po’ a casa. Occorre liberarci dai nostri schemi e pregiudizi, dai nostri programmi e dalle nostre tabelle di marcia, perché l’altro ci trovi pronti e disponibili, leggeri e disarmati. L’ascolto chiede verità e non accetta maschere, è la rivincita della fiducia sulla paura, dell’attenzione sull’indifferenza.
Tutto questo vale tanto per Dio quanto per l’uomo. L’amore di Dio e del prossimo sono inseparabili.
Ecco perché Gesù accosta insieme i due comandamenti, l’uno affermato dal Deuteronomio (Dt 6,5) e l’altro dal Levitico (Lv 19,18): l’uno dice la verità dell’altro, vanno letti l’uno alla luce dell’altro.
L’amore nasce dall’ascolto. È generato da una Parola che ci interpella e, se ascoltata e accolta, ci permette di vivere ciò che altrimenti risulterebbe impossibile. È Gesù questa Parola fatta carne in cui l’amore si compie e si realizza, oltre ogni logica di contraccambio, oltre ogni appartenenza al popolo dell’alleanza. In Gesù l’amore diventa possibile, fino a spingersi oltre il consentito, fino a diventare esagerazione, follia, dono di sé per tutti e, prima di tutti, per i nemici.
Allo scriba che interpella Gesù non manca certo la conoscenza dei comandamenti per essere pienamente nel Regno. Ciò che manca a questo scriba è ciò che fa la differenza e cioè l’adesione alla persona di Gesù, l’accoglienza del Regno di Dio che in lui si fa vicino colmando ogni distanza.
È la prossimità di Dio alla nostra vita, che in Gesù rende possibile e concretissimo l’amore, per tutti. Un prigioniero di guerra in un campo di concentramento giapponese, un giorno scrisse un biglietto che è arrivato fino a noi, una piccola luce in mezzo all’oscurità di tutto quell’odio e quella barbarie in cui si trovava immerso. Non conosciamo il suo nome, ma solo queste parole. Uno squarcio di cielo sopra un orrore senza precedenti, uno strappo tra le maglie fittissime di un male tanto feroce, ma non certo invincibile. «Nessuno sapeva dirmi dove fosse la mia anima. Ho cercato Dio, ma Dio mi sfuggiva. Ho cercato il mio fratello e ho trovato tutti e tre: la mia anima, il mio Dio e tutta l’umanità».