Erano passati anni da quel tristissimo episodio,che aveva reso la vita di Maria Longo tutto un doloroso tessuto di silenzio e di amorosa rassegnazione alla volontà di Dio,quando nell’autunno del 1506, il marito fu invitato da Ferdinando il cattolico a venire a Napoli. Questi che da poco aveva spodestato con turpe tradimento il nipote Federico II d’Aragona e aveva sconfitto i pretendenti francesi si recava a prendere personalmente possesso del regno delle Due Sicilie.
Maria ,essendo paralitica era in dubbio se seguire il marito o rimanere in Spagna. Decise,vista la sua fede ,di rivolgersi al suo confessore che le consigliò di pregare molto. Al termine di questo periodo di discernimento il confessore decise ella si rivolgesse per consiglio e risoluzione di questo fatto ad un santo eremita da lei conosciuto di fama. Quest’uomo di Dio di cui si ignora il nome le mandò a dire che ella se ne andasse con il marito perché Dio l’avrebbe donato salvezza e che si sarebbe servita di lei in quella terra straniera.
Obbedendo prontamente a questo consiglio,nonostante molti la sconsigliassero vivamente,date le sue condizioni, Maria si disse pronta a partire alla volta della sconosciuta capitale del Mezzogiorno d’Italia,insieme con tutta la sua famiglia.
E vi approdarono il 1 novembre 1506 con la flotta navale spagnola,forte di 50 galee,dopo una navigazione interminabile di due mesi.
Come dignitari del governo,trovarono alloggio sulle prime a Rua Catalana, nei pressi del porto.In seguito,però, si trasferirono più nell’interno della antica Neapolis greco-romana,verso san Domenico o via Tribunali.
Intanto il 30 giugno 1507,Re Ferdinando tornò in Spagna e forse Ioannes Llonc dovette riaccompagnarlo. Di lui non si conosce la sorte,ma è certo che nel 1509 la moglie Maria, vedova a 46 anni,era ridotta in uno stato da potersi considerare un povero relitto,rinchiusa sempre più nel silenzio e nella preghiera.
In questo anno,probabilmente incoraggiata da qualche persona amica,deliberò di attuare un suo antico progetto: visitare la Santa Casa della Madonna a Loreto. E vi andò in compagnia della figlia Speranza e del genero Gerardo di Omes, incurante della lunghezza e dei disagi di un viaggio che avrebbe dovuto seriamente impensierire perfino chi si trovasse nel pieno del suo vigore fisico.
Raggiunta la meta tanto sognata nei primi giorni di Giugno, si fece portare immediatamente al santuario, all’epoca in costruzione essendo divenuto da poco parte del patrimonio pontificio,nella speranza di ascoltare messa. Però data l’ora piuttosto avanzata tutti i sacerdoti avevano ormai celebrato. Anche il suo cappellano era introvabile. Tuttavia mandò suo genero in sacrestia perché si accordasse con il sacrestano per la celebrazione della messa della feria VI di Pentecoste che comincia con il versetto:” La mia bocca proclami la tua lode”. Mentre prendevano tali accordi si presentò con i paramenti un sacerdote sconosciuto che avvicinandosi all’altare della santa Cappella cantò proprio quell’introito. Col cuore mosso da misteriosi presentimenti Maria raggiante di gioia ascoltò la Messa con grande devozione. Alla lettura del Vangelo del Paralitico,infermo da 38 anni, mentre il sacerdote pronunciava le parole: Dico a te alzati”, la signora Longo avvertì in maniera molto sensibile una mano che passava, risanandole, sulle sue membra malate. Avvertì quindi in tutto il suo essere un tremore che partendole dai piedi le squassò tutta la persona,risvegliando energie e provando un irresistibile bisogno di alzarsi,di muoversi di camminare di agire come una persona sana e come lei non faceva da lunghissimi anni. Allora si abbandonò ad un pianto dirottissimo ringraziando Dio e la Madonna per la misericordia usatale.Voleva anche ringraziare quel misterioso sacerdote ma non fu in alcun modo possibile rintracciarlo nonostante fossero stati inviati uomini alle porte della città per cercarlo.
A ricordo dello strepitoso avvenimento, Maria al suo nome volle aggiungerne un altro e da allora in poi si chiamò Maria Laurenzia. Ai piedi della Vergine forse vestì anche l’abito del terz’ordine francescano per esprimere in modo ancor più tangibile il suo fermo proposito di una vita di maggiore intensità spirituale.