Il Figlio dell’uomo è signore del sabato.
PRIMA LETTURA: Is 38,1-6.21-22.7-8
Ho udito la tua preghiera e ho visto le tue lacrime.
SALMO: (Is 38,10-12.16)
Tu, Signore, hai preservato la mia vita dalla fossa della distruzione.
Oppure:
Spero in te, Signore, tu mi dai vita.
«In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».
Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».
Mt 12,1-8.
Quante volte ci nascondiamo dietro una legge per evitare di amare? È più facile applicare un regolamento che lasciarsi ferire dal dolore di una persona.
Gesù rompe uno schema pericoloso: la legge non è il fine, ma uno strumento. Ogni legge, civile o religiosa, nasce per custodire la dignità e il bene della persona. Quando diventa un peso che schiaccia, umilia, esclude o condanna, tradisce la sua stessa ragione di esistere.
«Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare in giorno di sabato» (Mt 12,2). Lo dissero convinti, questo è l’incredibile. Come si può proibire di fare il bene, sempre? Qualcosa ti ricorda che non ci sono scuse per non aiutare agli altri. La carità vera rispetta le esigenze della giustizia, evitando l’arbitrarietà o il capriccio, ma impedisce la rigorosità, che uccide lo spirito della legge di Dio, che è un invito costante ad amare, a darsi agli altri.
Per questo Gesù richiama i farisei alla misericordia: “Misericordia io voglio e non sacrifici.” Dio non è schiavo delle nostre regole. L’amore viene prima del formalismo, la persona prima della norma, la vita prima del precetto.
Attenzione: anche oggi possiamo diventare farisei. Succede quando usiamo la legge per sentirci migliori degli altri, per etichettare, giudicare o tenere lontano chi è fragile. La legge senza misericordia diventa un’arma; la misericordia, invece, compie la legge.
«Misericordia io voglio e non sacrificio» (Mt 12,7). Ripetiamolo molte volte, per inciderlo nel nostro cuore: Dio, ricco in misericordia, ci vuole misericordiosi. «Quanto vicino è Dio a chi confessa la sua misericordia! Si; Dio non va lontano dai contriti di cuore» (Sant’Agostino). E che lontano siamo da Dio quando permettiamo che il nostro cuore si indurisca come una pietra!
Gesù Cristo accusò i farisei di condannare gli innocenti. Grave accusa. E noi? Ci interessiamo davvero per le cose degli altri? Li giudichiamo con affetto, con simpatia, come chi giudica a un amico o a un fratello? Cerchiamo di non perdere l’orizzonte nella nostra vita.
Il vero discepolo non si chiede anzitutto: “Che cosa è permesso?”, ma: “Che cosa ama Dio in questa situazione?” Perché dove c’è la misericordia, lì è già presente il cuore di Dio.
Oggi, il Signore si avvicina al seminato della nostra vita, per raccogliere frutti di santità. Troverà carità, amore a Dio e amore agli altri? Gesù, che corregge la casistica meticolosa dei rabbini, che faceva insopportabile la legge del riposo sabatico: dovrà ricordarti che a Lui solo interessa il nostro cuore, la nostra capacità di amare?