Chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.
PRIMA LETTURA: Gn 11,1-9
Scendiamo e confondiamo la loro lingua.
SALMO: (Sal 32)
Beato il popolo scelto dal Signore.
«In quel tempo, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro:
«Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.
Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita?
Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».
Diceva loro: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio giungere nella sua potenza».
Mc 8,34-9,1.
La metafora del gioco può essere utile per comprendere l’insegnamento di Gesù. Lui è il primo a mettersi in gioco ma con la pretesa di condurlo, dettandone le regole. Non si tratta di tentare la fortuna ma di scommettere su Dio.
Forse proprio oggi, in cui facilmente si può cadere nella ludopatia, parlare di scommessa suonerebbe una stonatura, ma, al contrario, è una sana provocazione che ci aiuta a prendere coscienza che la vita si perde se non la si mette in gioco. Gesù lo ha fatto puntando tutto sull’amore. Nessun altro guadagno ha desiderato se non quello della fraternità.
Non ha scommesso per sé stesso e per guadagnare, ricchezza, potere e fama, ma ha giocato tutta la sua esistenza per costruire qualcosa di eterno, un regno di amore, pace e giustizia. Chi, come Gesù, è mosso da questa speranza è un sognatore che è tacciato di essere utopista.
La storia c’insegna che è meglio essere utopisti che freddi calcolatori dei propri interessi perché non c’è nulla di più reale che l’amore di Dio incarnato, morto e risorto e nulla di più certo della vita eterna che Egli vuole condividere con i suoi figli. Se il seminatore non rinunciasse a vendere tutto il grano a sua disposizione per perderne una parte e seminarlo nel terreno il suo guadagno sarebbe limitato.
Così, direbbe Gesù, è chi si lascia prendere dall’avidità e dalla brama di possesso, ciò che accumula si disperde. Ciò che si trattiene per sé si disperde, al contrario, chi scommette per amore accetta di perdere qualcosa ma il guadagno è centuplicato perché in realtà non ha abbandonato i suoi sogni ma ha fatto fruttificare i suoi carismi.
Oggi, il Vangelo ci racconta di due temi complementari: la nostra croce quotidiana e il suo frutto, cioè, la vita in maiuscola, soprannaturale ed eterna.
Ci mettiamo in piedi per ascoltare il Santo Vangelo come segno di voler seguire i suoi insegnamenti. Gesù ci dice di rinnegare noi stessi, una chiara espressione di non perseguitare “il capriccio del gusto” -come viene indicato nel salmo- o le “ricchezze ingannevoli”, come dice San Paolo. Prendere la propria croce è accettare le piccole mortificazioni che ogni giorno troviamo lungo la strada.
Ci possono aiutare le parole che Gesù pronunciò nel sermone sacerdotale del Cenacolo: «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto» (Gv 15,1-2). Un contadino felice avendo cura del grappolo d’uva che deve riuscire un alto grado! Sì, vogliamo seguire il Signore! Sì, sappiamo che il Padre ci può aiutare a dare molto frutto nella nostra vita terrena e godere posteriormente dell’eternità.
San Ignazio guidava San Francesco Saverio con le parole del testo di oggi: «Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita?» (Mc 8,36). Così riuscì ad essere il patrono delle missioni. Nello stesso modo, leggiamo l’ultimo canone del Codice di Diritto Canonico (n. 1752): «(…) avendo presente la salvezza delle anime, che deve sempre essere nella Chiesa legge suprema», che il detto popolare ha tradotto così: “Chi cerca la salvezza di un’anima, assicura la salvezza della propria”. L’invito è chiaro.
Maria, Madre della Divina Grazia ci tende la mano per avanzare in questo senso.