Tu sei il Cristo di Dio. Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto.

PRIMA LETTURA: Qo 3,1-11

Ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.

SALMO: (Sal 143)

Benedetto il Signore, mia roccia.

«Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».

Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».

Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Lc 9,18-22.

Luca nel brano di oggi non sente la necessità di precisare dove si trovassero il Nazareno e i suoi seguaci. Diversamente da oggi, un luogo solitario si trovava facilmente. Molto importante, invece, l’attenzione di Luca nel riportare che il Figlio stava pregando, cioè si rivolgeva al Padre. Un colloquio che anticipa la conclusione della pericope.

Oggi, nel Vangelo, ci sono due interrogativi che lo stesso Maestro dirige a tutti.

Il primo interrogativo vuole una risposta statistica, approssimativa: «Le folle, chi dicono che io sia?» (Lc 9,18). Questo interrogativo fa sì che ci guardiamo attorno per esaminare come risolvono la questione gli altri. Osserviamo l’ambiente in cui viviamo e ci sentiamo più o meno responsabili o prossimi alcune delle risposte che formulano quelli che hanno a che fare con noi o con il nostro ambito, “la gente”.

Le risposte che le folle danno alla domanda posta dall’Emmanuele coincidono del tutto con quelle riportate alla corte di Erode. Il richiamo ad una figura molto significativa del Primo Testamento è un riconoscimento importante ma che non coglie la grandezza di Gesù. Anche immaginare fosse il Battista risorto è segno dell’autorevolezza e del seguito che il cugino si era meritato e che ora veniva riconosciuto nel profeta di Nazaret. Ma il Galileo è altro.

C’è un secondo interrogativo che viene diretto a noi: «Ma voi, chi dite che io sia?» (Lc 9,20). È una questione fondamentale che bussa alla porta, che chiede, mendicando a ciascuno di noi: una adesione od un rifiuto; una venerazione o un’indifferenza; camminare con Lui ed in Lui o che si concluda in un avvicinamento di semplice simpatia… È questa una questione delicata, è determinante perché ci riguarda. Che cosa dicono le nostre labbra ed i nostri atteggiamenti? Vogliamo essere fedeli verso Colui che è e dà senso al nostro essere? C’è in noi una sincera disposizione a seguirlo nei cammini della vita? Siamo disposti ad accompagnarLo alla Gerusalemme della croce e della gloria?

La risposta di Pietro condensa la realtà del mistero divino: ha preso carne l’unto, Cristo, cioè colui che è incaricato di un compito da portare a termine da parte di Dio Padre. Parla Pietro ma è la giovane comunità che si sta sempre più formando che si esprime e si riconosce nelle parole di Simon Pietro. Conosciamo anche la reazione di Pietro all’annuncio del Signore su come si svolgeranno a breve gli eventi drammatici e salvifici che si terranno a Gerusalemme. Non è facile accettare la croce come via per il Regno dei cieli.

«E’ un cammino di croce e risurrezione (…). La croce è la esaltazione di Cristo. Lo disse Lui stesso: “Quando sarò innalzato, attirerò tutti verso di me´. (…) La croce, dunque, è gloria e celebrazione di Cristo» (Sant’Andrea di Creta). Disposti a marciare verso Gerusalemme? Ma solo con Lui ed in Lui, vero?