Quando lo sposo sarà loro tolto, allora in quei giorni digiuneranno.

PRIMA LETTURA: 1Cor 4,1-5

Il Signore manifesterà le intenzioni dei cuori.

SALMO: (Sal 36)

La salvezza dei giusti viene dal Signore.

 «In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere; così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».

Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».

Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».

Lc 5,33-39.

I farisei faticano proprio a capire Gesù. Non perché siano intrinsecamente cattivi, anzi sono persone devote che si sforzano davvero di onorare Dio. Ma è proprio qui il problema: hanno costruito un sistema di osservanze così preciso e sistematico da non lasciare più spazio alla sorpresa, alla novità.

L’accusa che muovono a Gesù e ai suoi discepoli ha in sé una nostalgia: si rimpiange un’austerità perduta. Gesù risponde loro con un’immagine, quella degli invitati a nozze. Lo sposo è adesso presente, verrà il momento del dolore e del digiuno. La gioia è la risposta giusta alla presenza dello Sposo, di Dio.

Vediamo la trappola che tendono i farisei ed i maestri della Legge, quando tergiversano una questione importante: semplicemente, essi contrappongono il digiunare ed il pregare dei discepoli di Giovanni e dei farisei col mangiare e bere dei discepoli di Gesù.

Gesù Cristo ci dice che nella vita c’è un tempo per digiunare e pregare, e che c’è un tempo per mangiare e bere. Vuol dire che: la stessa persona che prega e digiuna è quella che mangia e beve. Lo vediamo nella vita giornaliera: contempliamo la semplice allegria di una famiglia, forse della nostra stessa famiglia. E vediamo che, in un altro momento, la tribolazione visita quella famiglia. I soggetti sono gli stessi, ma ogni cosa a suo tempo: «Potete far digiunare gli invitati a nozze, mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni…» (Lc 5,34).

Tutto ha il suo momento; sotto il cielo c’è un tempo per ogni cosa: «Un tempo per sdrucire e un tempo per cucire» (Qo 3,7). Queste parole dette da un saggio dell’Antico Testamento, quasi coincidono con la semplice parabola del vestito rammendato. E sicuramente coincidono in qualche modo con la nostra propria esperienza. L’errore è che quando è tempo di cucire, sdruciamo; e che quando bisogna sdrucire, cuciamo. Ed è allora quando nulla riesce bene.

Poi Gesù prosegue con altre due immagini: la pezza nuova sull’abito vecchio, il vino nuovo negli otri vecchi. Cosa sta provando a dirci metaforicamente? Che la novità del Vangelo non si lascia imbrigliare in forme “vecchie”. Non è possibile accogliere Gesù senza lasciarsi un po’ “rompere” nei modi di pensare, di pregare e di giudicare che credevamo ben definiti e immutabili.

La domanda che questo Vangelo ci lascia è scomoda: siamo ancora capaci di meravigliarci? O ci siamo abituati alla fede fino al punto da non attenderci più nulla di nuovo da Dio?

Noi sappiamo che, come Gesù Cristo, per la passione e morte, arriveremo alla gloria della Risurrezione. E che qualunque altro cammino non è il cammino di Dio. Precisamente, Simone Pietro viene rimproverato quando vuole allontanare il Signore dall’unico cammino: «perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!» (Mt 16,23). Se possiamo godere di alcuni momenti di pace e di allegria, approfittiamo. Certamente ci arriveranno momenti di duro digiuno. L’unica differenza è che, per fortuna, sempre avremo lo sposo con noi. Ed era questo che non sapevano i farisei e, forse per ciò, nel Vangelo quasi sempre ci vengono presentati come persone di malumore. Ammirando la dolce ironia del Signore che s’intravvede nel Vangelo di oggi, soprattutto, cerchiamo di non essere persone di cattivo umore.