Può forse un cieco guidare un altro cieco?
PRIMA LETTURA: 1Cor 9,16-19.22b-27
Mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno.
SALMO: (Sal 83)
Quanto sono amabili le tue dimore, Signore!
«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».
Lc 6,39-42.
Oggi, le parole del Vangelo ci fanno riflettere sull’importanza di dare buon esempio e di offrire agli altri una vita esemplare. Infatti, un proverbio dice che «“Fra’ Esempio” è il miglior predicatore», e un altro che «meglio una immagine che mille parole». Non dimentichiamo che, nel cristianesimo, tutti —senza eccezione! — siamo guide, dal momento che il Battesimo ci conferisce una partecipazione al sacerdozio (mediazione salvatrice) di Cristo: in effetto, tutti i battezzati hanno ricevuto il sacerdozio battesimale. E ogni sacerdozio, oltre alle missioni di santificare e di insegnare agli altri, include anche la funzione di reggere o dirigere.
Sì, tutti —lo vogliamo o no— con la nostra condotta abbiamo l’opportunità di arrivare ad essere un modello stimolante per coloro che ci circondano. Pensiamo, ad esempio, all’ascendenza che hanno i genitori nei confronti dei figli, dei professori sugli alunni, delle autorità sui cittadini, ecc. Il cristiano, tuttavia, deve avere una coscienza particolarmente attenta riguardo a queste cose. Ma… «può forse un cieco guidare un altro cieco?» (Lc 6,39).
Per noi cristiani è un bel richiamo quello che gli ebrei e le prime generazioni dei cristiani dicevano di Gesù: «Ha fatto bene ogni cosa» (Mc 7,37); «Il Signore fece e insegnò» (At 1,1).
Dobbiamo sforzarci di tradurre in opere ciò in cui crediamo e professiamo con la parola. In un’occasione, Papa Benedetto XVI, quando ancora era Cardinal Ratzinger, affermava che «il pericolo più minaccioso sono i cristiani accomodati», ossia quelle persone che a parole si professano cattolici, ma, in pratica, con la loro condotta, non manifestano la “radicalità” del vangelo.
Essere radicali non vuol dire essere fanatici (dal momento che la carità è paziente e tollerante) né essere esagerati (perché in questioni di amore non è possibile esagerare). Come ha affermato San Giovanni Paolo II, «il Signore crocifisso è una testimonianza insuperabile di amore paziente e di umile mansuetudine»: non si tratta né di un fanatico né di un esagerato. Però sì di un radicale, tanto da farci dire insieme al centurione che fu presente alla sua morte: «Veramente quest’uomo era giusto» (Lc 23,47).