Può forse un cieco guidare un altro cieco?
PRIMA LETTURA: 1Tm 1,1-2.12-14
Prima ero un bestemmiatore, ma mi è stata usata misericordia.
SALMO: (Sal 15)
Tu sei, Signore, mia parte di eredità.
Oppure:
Signore, solo in te è il mio bene.
«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».
Oggi il Vangelo ci educa e conforta. Ciascuno di noi, infatti, pur vivendo il proprio limite, può imparare e prepararsi per guidare gli altri. In questa parabola, infatti, il Cristo Gesù redarguisce chi s’improvvisa maestro, ma d’altra parte non esclude la possibilità—se degnamente preparati—di diventarlo per qualcun altro, in una maniera giusta e sollecita.
L’errore, quindi, non è cercare di guidarsi a vicenda, spalleggiarsi o aiutarsi, quanto il desiderio o il tentativo di farlo prima ancora di essersi dedicati a sé stessi e di saper effettivamente indirizzare qualcun altro. Si può rendersi pronti, si possono acquisire esperienza e saggezza che permettano di non essere ciechi che guidano altri ciechi.
Questo, però, richiede uno sforzo costruttivo nell’essere coloro in grado di riconoscere la pagliuzza nel proprio occhio e solo allora diventare in grado di “guarire” gli altri, indicando la trave che li affligge. Il Vangelo, pur nei suoi passaggi interpretativi più o meno ostici, è in grado di suggerirci vie di bene molto concrete e robuste; aiuta a pensarsi adeguati ad una esistenza ricca di sfide personali e collettive.
Cosa possiamo fare, dunque, per smettere di essere incerti nei confronti di un cammino talvolta accidentato e ricco di piani scoscesi o salite impervie? Avere la pazienza di imparare, avere la sollecitudine di correggersi; ascoltare se stessi e riconoscere gli errori commessi.
Solo avendo una consapevolezza tanto adeguata per sé si diventerà allora in grado della dolcezza necessaria per sostenere gli altri, per accompagnarli nella correzione e nella comprensione. Viceversa, coloro che sono troppo lascivi o troppo severi con sé stessi e con gli altri come risultato si impediranno di vivere, o si accontentano di essere ciechi che vogliono guidare altri ciechi.