Roma, 30 aprile 1536. – Paolo III tramite breve pontificio concede a Maria Lorenza Longo la facoltà di trasferire in altro sito il monastero delle Clarisse Cappuccine, e di aumentare il numero delle monache da dodici a trentatré (Archivio Segreto Vaticano, Arm. XLI, vol. 2, f. 310r-311r: minuta; Napoli, Archivio delle Clarisse Cappuccine, cart. IX, n. 5: originale. Ediz.: F. S. Toppi, Maria Lorenza Longo, 184-186; L. Iriarte, Origini e primo sviluppo delle Clarisse Cappuccine, 1787-1790.

Dilecta in Christo filia, salutem et apostolicam benedictionem.

Alias nos monasterium monialum sub invocatione Beatae Mariae de Hierusalem, apud hospitale pauperum infirmorum incurabilium Sancte Marie de populo Neapolitanae <civitatis>, in quodam loco inibi per te designato iam tunc construi inceptum, pro una abbatissa ac duodecim monialibus Tertii Ordinis Sancti Francisci iuxta regulam Sanctae Clarae, tria vota regularia dicti Ordinis profitentibus, in quarum numero conversae et servientes eidem monasterio non comprehenderentur, et quae inibi sub regulari observantia dicti Ordinis et perpetua clausura ac protectione Sedis Apostolice, et cura unius confessoris saeculari vel regularis pro missis celebrandis et earum confessionibus audiendis ac sacramentis ministrandis duntaxat, in sacerdotio et aetate provecta constituti exemplarisque vite et religionis zelatoris, per te quae diu viveres, et deinde per abbatissam et maiorem partem monialium professarum monasterii huiusmodi eligendi, Altissimo famularentur, nec monasterium ipsum, nisi in casu extremae necessitatis et per paucos dies, absque licentia et consensu maioris partis ipsarum monialium exire valerent, sine alicuius preiudicio ereximus.

Ac tibi ut vita tua durante monasterium huiusmodi, cuius moniales tibi tanquam matri et superiori obedire tenerentur, regere et gubernare, et nonnulla alia tunc expressa facere valeres ipseque numerus duodenarius augeri non posset, ac rectores dicti hospitalis de eiusdem hospitalis bonis tibi, ac abbatissae et monialibus dicti monasterii victui necessaria, prout tunc faciebant, absque conscientiae scrupulo ministrare, ipseque confessor nonnulla tunc expressa facere valeret concessimus, ac monasterium ipsum illiusque bona teque ac abbatissam et moniales pro tempore existentes sub Beati Petri et Sedis Apostolicae ac nostra protectione suscepimus, et omni iurisdictione et superioritate loci Ordinarii pro tempore existentis exemimus inter alia per quasdam nostras sub datum videlicet XI kalendas martii, pontificatus nostri anno primo confectas litteras, prout in illis plenius continetur.

Cum autem, sicut exibita nobis nuper pro parte tua petitio continebat, locus designatus praefatus minus capax pro monasterio monialium huiusmodi existat, praesertim cum plures, zelo devotionis ac religionis inductae, cupiant una tecum in monasterio per te construendo Altissimo famulari, ac pro parte tua nobis fuerit humiliter supplicatum ut in premissis, quodque monasterium ipsum prout alia eiusmodi Ordinis monasteria reguntur et gubernantur, regatur et gubernetur, opportune providere de benignitate apostolica dignaremur.

Nos, huiusmodi supplicationibus inclinati, volumus et apostolica auctoritate tibi concedimus, ut tu monasterium huiusmodi in quocunque alio loco similiter sine alicuius preiudicio construi facere valeas.

Decernentes ipsum monasterium per te, quae diu vixeris et deinde per aliam abbatissam per ipsius pro tempore moniales eligendam, prout alia eiusdem Ordinis monasteria reguntur et gubernantur, regi et gubernari in eoque non solum duodecim, sed etiam triginta tres moniales, data ipsi monasterio ad hoc sufficienti dote, includi posse, litteras predictas et in eis contenta quaecumque ad hoc, si opus fuerit, dicta auctoritate extendentes et ampliantes.

Non obstantibus praemissis et apostolicis ac provincialibus et sinodalibus constitutionibus et ordinationibus ac statutis et consuetudinis, etiam iuramento, confirmatione apostolica vel quavis firmitate alia roboratis, privilegiis quoque indultis ac litteris apostolicis, etiam in forma brevis, quibus illorum omnium ac litterarum praefatarum et quarumcunque scripturarum occasione praemissorum quomodolibet confectarum, tenores presentibus pro sufficienter expressis ac de verbo ad verbum insertis, nec non modos et formas ad id servandos pro individuo servatis habentes, hac vice duntaxat illis aliter in suo robore permansuris, harum serie specialiter expresse derogamus, necnoc omnibus illis quae in dictis litteris voluimus non obstare, caeterisque contrariis quibuscumque.

Datum Romae, apud sanctum Petrum, sub annulo Piscatoris, die ultima aprilis MDXXXVI, pontificatus nostri anno secundo.

V. Blosius

[sul verso] Dilectae in Christo filiae Mariae Laurentiae Longa, mulieri cathalanae

TRADUZIONE IN ITALIANO

BREVE ALIAS NOS DI PAOLO III 30 APRILE 1536

Roma, 30 aprile 1536. – Paolo III tramite breve pontificio concede a Maria Lorenza Longo la facoltà di trasferire in altro sito il monastero delle Clarisse Cappuccine, e di aumentare il numero delle monache da dodici a trentatré (Archivio Segreto Vaticano, Arm. XLI, vol. 2, f. 310r-311r: minuta; Napoli, Archivio delle Clarisse Cappuccine, cart. IX, n. 5: originale. Ediz.: F. S. Toppi, Maria Lorenza Longo, 184-186; L. Iriarte, Origini e primo sviluppo delle Clarisse Cappuccine, 1787-1790.

Alla diletta in Cristo Figlia, salute e apostolica benedizione.

Noi abbiamo eretto senza alcun pregiudizio   un monastero sotto l’invocazione di Beata  Maria in Gerusalemme presso l’ospedale dei poveri malati incurabili santa Maria del Popolo  napoletano in quel luogo da te designato già allora iniziato a costruire per un’abbadessa e dodici monache del Terzo Ordine di san Francesco secondo la Regola di santa Chiara, che professano i tre voti regolari del detto ordine nel numero delle quali non sono comprese le converse e le inservienti nello stesso monastero e che sotto regolare osservanza del detto ordine e perpetua clausura e protezione della sede apostolica e  la cura di un confessore secolare o regolare per celebrare le messe e ascoltare le loro confessioni e amministrare i sacramenti maturo di sacerdozio e di età provetta, di vita esemplare e zelatore di religione, eletto da te finché vivrai e poi per l’abbadessa e la maggior parte delle monache professe, né possano uscire dallo stesso monastero se non in caso di estrema necessità  e per pochi giorni  senza licenza e col consenso della maggior parte delle stesse monache.

A te finché sei in vita concediamo di reggere e governare questo monastero del quale le monache a te come madre e superiora sono tenute ad obbedire, e nessun altra allora espressa possa fare e lo stesso numero di dodici  non possa essere aumentato e i rettori  del suddetto ospedale  possano amministrare, senza scrupolo di coscienza, all’abbadessa e alle monache il necessario per il loro sostentamento dai beni dello stesso ospedale, come  facevano allora e lo stesso confessore possa fare tutte le cose allora espresse e riceviamo lo stesso monastero e i suoi beni e te e l’abbadessa e le monache pro tempore esistenti sotto il beato Pietro e la sede apostolica e la nostra protezione e esimiamo da ogni giurisdizione e superiorità dell’ordinario del luogo esistente pro tempore tra tutte le cose per le quali nostre dato sicuramente l’11 calende di marzo nel nostro primo anno di pontificato preparate lettere affinché in quelle è contenuto più pienamente.

Ma come si conteneva nella tua petizione a noi recentemente presentata il predetto luogo destinato si è dimostrato non essere sufficiente per tale monastero soprattutto perché sono molte quelle che mosse dallo zelo della devozione e della vita religiosa desiderano servire l’altissimo insieme a te nel monastero che sarà costruito da te. Da parte tua quindi ci è stato supplicato umilmente secondo le premesse che ci degnassimo di provvedere opportunamente con benignità apostolica che lo stesso monastero sia retto e governato come si reggono e governano gli altri monasteri del medesimo ordine.

Noi inclini a tale petizione vogliamo e ti concediamo con autorità apostolica di poter far costruire questo monastero in qualunque altro luogo senza pregiudizio di nessuno.

E decretiamo che lo stesso monastero sia retto e governato da te mentre sarai in vita, e poi da un’altra abbadessa che dovrà essere eletta dalle monache del medesimo come si reggono e governano gli altri monasteri del medesimo ordine e che in esso possano vivere rinchiuse non soltanto dodici ma trentatrè monache assegnando allo stesso monastero a questo fine sufficiente dotazione; con la stessa autorità estendiamo ed ampliamo le predette lettere e le cose in esse contenute se fosse necessario.

Senza che ostino in contrario le premesse e le costituzioni apostoliche provinciali e sinodali, anche se confermati con giuramento  o approvati dalla sede apostolica o rafforzati da altri vincoli né privilegi né indulti né lettere apostoliche anche in forma di breve ai quali  di tutti quelli e delle lettere predette in qualunque occasione delle scritture premesse ritenendo con le presenti lettere espresso sufficientemente il loro contenuto come riprodotto parola per parola e osservate le modalità e forme stabilite specificamente in materia e invece di almeno a quelli altrimenti  nella loro forza rimasti di quelle in serie particolarmente espresse deroghiamo, non di meno di tutte quelle che sono nelle dette lettere vogliamo che la possa avere qualunque cosa in contrario.

Dato a Roma presso san Pietro sotto l’anello del Pescatore il giorno ultimo di aprile 1536 nell’anno secondo del nostro pontificato.

 V. Blosius

[A tergo] Alla diletta figlia in Cristo Maria Lorenza Longo donna catalana.