Roma, 12 agosto 1536. – Tramite un “vivae vocis oraculo”, attestato dal cardinale Andrea Matteo Palmieri, il Papa Paolo III concede a Maria Lorenza Longo la facoltà di poter ammettere alla professione la consorella da lei scelta come abbadessa destinata alla sua successione. Lo stesso cardinale Palmieri accompagna tale facoltà con una sua lettera, nella quale esprime il suo dispiacere per non aver potuto far inserire la stessa facoltà nel breve precedente e dichiarando che essa deve ritenersi molto particolare e non facile ad essere ottenuta, mentre è sua preoccupazione poter soddisfare i desideri della Fondatrice a favore del suo monastero, raccomandandosi infine alle sue preghiere (Napoli, Archivio della Clarisse Cappuccine, cart. VIII, n. 6: originale, cart. VIII, n. 4: originale. Ediz. F. S. Toppi, Maria Lorenza Longo, 187-188; L. Iriarte, Origini eprimo sviluppo delle Clarisse Cappuccine, 1795-1797).
Andreas Mattheus, miseratione divina tituli Sancti Clementis, Sanctae Romanae Ecclesiae presbiter cardinalis Palmerius nuncupatus.
Venerabili mulieri Mariae Laurentiae Longae, abbatissae monasterii Sanctae Mariae in Hierusalem, Ordinis Sancte Clare, Neapolitanae <civitatis>, salutem.
Sanctissimus Dominus noster, Dominus Paulus divina providentia Pape III, vivae vocis oraculo nobis facto concessit, quod abbatissam in dicto tuo monasterio per te tempore obitus tui, vel etiam antea, quando tibi placuerit (quam vigore litterarum sanctitatis sue in forma brevis expeditarum sub datum XX Iulii 1536, pontificatus sui anno secundo, eligere et deputare potes, etiam ante finitum annum probationis in iure statutum ad professionem espressa), admittere iuxta formam in litteris ordinatam possis et valeas.
Non obstantibus constitutionibus et ordinationibus apostolicis, et aliis in contrarium facientibus quibuscumque.
In cuius rei fidem et testimonium has nostras litteras, manu nostra subscriptas et nostro parvo sigillo signatas, per infrascriptum secretarium nostrum fieri iussimus.
Datum Romae, in domo habitationis nostrae apud Sanctos Apostolos, die XII augusti millesimo quingentesimo trigesimo sexto, pontificatus eiusdem sanctissimi Domini nostri, Domini Pauli Papae tertii anno secundo.
Ita est. A. cardinalis Palmerius
Silvester Sigona secretarius
Molto Reverenda Signora,
Con questa sarà il vivae vocis oraculo che Vostra Signoria per la sua devozione mostra tanto desiderare. Et certo, come ha immaginato, non fu posta quella clausola nel breve per poca advertenzia, benché, come scrissi per l’ultime mie, si durò grandissima fatica a ottenerlo.
Non replicherò più a vostra signoria, avendoglilo detto per tutte le mie, che il maggior piacere che io abbia in questo mondo è farli servizio et per dare quel poco credito e grazia che ho in questa corte in simili operazioni. Né stia punto in dubbio che me le tengo obbligatissimo in tutte queste occasioni che mi ha date di far servizio a nostro Signore Dio; e pregandola che voglia perseverare farò fine, riducendole a memoria che si degni fare et far fare menzione di me nelle orazioni sue et de le sue compagne, le quali Dio conservi in santissima pace.
Da Roma, a lì 12 agosto 1536.
Come obbedientissimo figliolo e fratello
A. Cardinale Palmieri.
[sul verso] A la molto reverenda signora come sorella, la signora Maria Longa.
TRADUZIONE IN ITALIANO
CONCESSIONE VIVAE VOCIS ORACULO DI PAOLO III E LETTERA 12.08.1536
Roma, 12 agosto 1536. – Tramite un “Vivae Vocis Oraculo”, attestato dal cardinale Andrea Matteo Palmieri, il Papa Paolo III concede a Maria Lorenza Longo la facoltà di poter ammettere alla professione la consorella da lei scelta come abbadessa destinata alla sua successione. Lo stesso cardinale Palmieri accompagna tale facoltà con una sua lettera, nella quale esprime il suo dispiacere per non aver potuto far inserire la stessa facoltà nel breve precedente e dichiarando che essa deve ritenersi molto particolare e non facile ad essere ottenuta, mentre è sua preoccupazione poter soddisfare i desideri della Fondatrice a favore del suo monastero, raccomandandosi infine alle sue preghiere (Napoli, Archivio della Clarisse Cappuccine, cart. VIII, n. 6: originale, cart. VIII, n. 4: originale. Ediz. F. S. Toppi, Maria Lorenza Longo, 187-188; L. Iriarte, Origini eprimo sviluppo delle Clarisse Cappuccine, 1795-1797).
Andrea Matteo Palmieri, per divina misericordia del titolo di San Clemente, cardinale presbitero della Santa Romana Chiesa.
Alla venerabile donna Maria Lorenza Longo, abbadessa del monastero di Santa Maria in Gerusalemme dell’Ordine di santa Chiara, di Napoli, salute.
Il santissimo nostro signore Paolo III, Papa per divina provvidenza, ha concesso, per manifestazione orale a noi fatta, che tu possa validamente ammettere alla professione pubblica, secondo la forma prescritta, prima della fine dell’anno di prova stabilito dal diritto, l’abbadessa che tu puoi scegliere e deputare nel suddetto tuo monastero, per te stessa, al tempo della tua morte o anche prima, quando a te piacerà a tenore del breve di sua santità spedito in data 20 luglio1536, anno secondo del suo pontificato.
Senza che ostino le costituzioni e ordinazioni apostoliche né qualsiasi altra in contrario.
In fede e testimonianza del fatto, abbiamo ordinato al nostro segretario di fare questa lettera, sottoscritta di nostra mano e segnata con il nostro piccolo sigillo.
Data a Roma, nella casa della nostra abitazione presso i Santi Apostoli, addì 12 agosto 1536, anno secondo del pontificato del medesimo santissimo signore nostro Paolo III.
Visto. A. card. Palmieri
Silvestro Sigona, segretario.
Molto Reverenda Signora,
Con questa sarà il Vivae Vocis Oraculo che Vostra Signoria per la sua de V mostra tanto desiderare. Et certo, come ha immaginato, non fu posta quella clausola nel breve per poca avvertenza, benché, come scrissi per le ultime mie, si durò grandissima fatica a ottenerlo.
Non replicherò più a vostra signoria, avendole detto per tutte le mie, che il maggior piacere che io abbia in questo mondo è farli servizio et per dare quel poco credito e grazia che ho in questa corte in simili operazioni. Né stia punto in dubbio che me le tengo obbligatissimo in tutte queste occasioni che mi ha date di far servizio a nostro Signore Dio; e pregandola che voglia perseverare farò fine, riducendole a memoria che si degni fare e far fare menzione di me nelle orazioni sue e delle sue compagne, le quali Dio conservi in santissima pace.
Da Roma, a lì 12 agosto 1536.
Come obbedientissimo figliolo e fratello
A. Cardinale Palmieri.
[a tergo] A la molto reverenda signora come sorella, la signora Maria Longa.