Roma, 10 gennaio 1538. – Il cardinale Giampietro Carafa comunica all’abbadessa Maria Lorenza Longo e alle monache cappuccine di Napoli che il Papa Paolo III ha loro concesso “vivae vocis oraculo” la facoltà di potersi confessare e farsi amministrare gli altri sacramenti da qualsiasi sacerdote del clero secolare o regolare (Napoli, Archivio di Stato, Corporazioni religiose soppresse, vol. 1135, f. 21v. Ediz.: Giuseppe Silos, Historiarum Clericorum Regularium a Congregatione condita pars prior […], Roma 1650, 168-169; V. Magnati, Teatro della carità istorico, 444-445; L. Iriarte, Origini e primo sviluppo delle Clarisse Cappuccine,1801-1804).
Ioannes Petrus Carafa, miseratione divina tituli Sancti Sixti, Sanctae Romanae Ecclesiae presbyter cardinalis, venerabilibus et religiosis Mariae Longhae, modernae et pro tempore existenti abbatissae, necnon monialibus nunc et pro tempore existentibus monasterii construendi Ordinis Sanctae Clarae, Neapolitanae civitatis, salutem in Domino sempiternam.
Noveritis quod hodie sanctissimus in Christo pater et dominus noster, dominus Paulus, divina providentia papa III, ad preces nostras, quas vestro nomine suae sanctitati porreximus, vobis et abbatissae, in dicto vestro monasterio pro tempore existenti, et monialibus praedictis, ut confessorem vobis possitis eligere presbyterum saecularem vel cuiusvis Ordinis, etiam mendicantium, regularem, qui vestris confessionibus diligenter auditis vobis absolutionis beneficium impendere et poenitentiam iniungere valeat salutarem, ac etiam sacramenta omnia vobis, tam in vita quam in mortis articulo, ministrare; quin etiam moniales profiteri volentes recipi facere et velum professionis illarum extra claustra benedicere, ut intus per te, Maria soror, vel per abbatissam supradictam, profitentibus imponatur; sed et visitationis officium in vos et vestrum quamlibet, ad crates tamen, absque ingressu eiusdem monasterii, libere exercere, et omnia alia et singula facere, quae confessores et visitatores monialium eiusdem Ordinis Sanctae Clarae, secundum regulam et constitutiones, etiam laudabilem ipsarum consuetudinem, facere possunt et valeant, de solita Sedis Apostolicae benignitate concessit pariter et indulsit.
Nobisque vivae vocis oraculo demandavit ut de huiusmodi concessionis gratia fidem vobis per has nostras litteras faceremus, non obstantibus in contrarium facientibus quibuscumque. Eapropter per praesentes, nostra manu subscriptas et nostri sigilli appensione munitas, fieri fecimus, per quas omnibus supradictis ad animarum vestrarum et aliarum monialium in dicto monasterio pro tempore existentibus, pacem et tranquillitatem testimonium perhibenus.
Datum Romae, in Palatio Apostolico, in domo nostrae residentiae, sub anno a Nativitate Domini millesimo quingentesimo trigesimo octavo, die vero decima mensis ianuarii, pontificatus eiusdem santissimi Domini nostri, domini Pauli, divina providentia Papae III anno quarto.
TRADUZIONE IN ITALIANO
ULTERIORE CONCESSIONE – VIVAE VOCIS ORACULO DEL CARD. GIAN PIETRO CARAFA10.01.1538
Roma, 10 gennaio 1538. – Il cardinale Giampietro Carafa comunica all’abbadessa Maria Lorenza Longo e alle monache cappuccine di Napoli che il Papa Paolo III ha loro concesso “vivae vocis oraculo” la facoltà di potersi confessare e farsi amministrare gli altri sacramenti da qualsiasi sacerdote del clero secolare o regolare (Napoli, Archivio di Stato, Corporazioni religiose soppresse, vol. 1135, f. 21v. Ediz.: Giuseppe Silos, Historiarum Clericorum Regularium a Congregatione condita pars prior […], Roma 1650, 168-169; V. Magnati, Teatro della carità istorico, 444-445; L. Iriarte, Origini e primo sviluppo delle Clarisse Cappuccine,1801-1804).
Gian Pietro Carafa, per misericordia divina del titolo di San Sisto, cardinale presbitero della Santa Romana Chiesa, alle venerabili e religiose Maria Longa, attuale abbadessa e all’abbadessa che sarà nel futuro, nonché alle monache adesso e nel futuro esistenti del monastero dell’Ordine di santa Chiara che viene costruito nella città di Napoli, salute sempiterna nel Signore.
Vi faccio sapere che oggi il santissimo padre in Cristo e signore nostro, signor Paolo, Papa per divina provvidenza papa III, a petizione nostra, fatta a nome vostro a sua santità, con la solita benignità della Sede Apostolica, ha concesso e ha accondisceso a voi e all’abbadessa che sarà nel futuro nel vostro monastero, e alle monache predette, che possiate scegliere un confessore presbitero secolare o regolare di qualsiasi Ordine, anche di mendicanti, il quale, dopo aver ascoltato le vostre confessioni, possa darvi il beneficio dell’assoluzione e imporvi una penitenza salutare, come anche amministrarvi tutti i sacramenti così in vita come nel momento della morte.
Inoltre possa ricevere le monache che vorranno professare e benedire il loro velo di professione fuori di clausura, affinché, dentro, sia imposto alle professanti da te, suor Maria, o dall’abbadessa suddetta; possa anche esercitare liberamente l’ufficio di visitatore su di voi e su qualsiasi monaca, ma alla grata e senza entrare nel monastero, e fare tutto quello che possono fare validamente i confessori e visitatori delle monache dello stesso Ordine di santa Chiara secondo la Regola e la costituzioni, e persino la loro lodevole consuetudine, possono e sono in grado di fare, ha ugualmente concesso e perdonato, per la consueta benevolenza della Sede Apostolca.
E ci ha incaricato, Vivae vocis oraculo, di darvi fede con questa nostra lettera riguardo alla grazia di tale concessione nonostante chiunque affermi il contrario. Di conseguenza abbiamo fatto fare la presente, sottoscritta di nostro pugno e munita del nostro sigillo, per mezzo della quale diamo testimonianza a tutte le predette per la pace e tranquillità delle vostre anime e delle altre monache che saranno nel futuro nel suddetto monastero.
Dato a Roma nel Palazzo Apostolico, nella casa di nostra residenza, addì 10 gennaio dell’anno 1538 della Natività del Signore, anno quarto del pontificato del medesimo signor nostro Paolo per divina provvidenza papa III.